di Alessandra Schofield
Animali domestici benessere e relazioni Il quadro ISTAT. Il report Gli animali domestici in Italia, pubblicato lo scorso 18 dicembre 2025 da ISTAT, analizza i numeri della presenza degli animali domestici nelle famiglie italiane. Basata sui dati 2024, la pubblicazione ha un’impostazione dichiaratamente ed esclusivamente descrittiva: misura la diffusione del fenomeno, ne osserva la distribuzione territoriale e familiare e analizza i comportamenti di cura nel tempo libero, senza indagare le motivazioni soggettive che spingono le persone a tenere animali.
Dalla ricerca ISTAT emerge che oltre un terzo delle famiglie italiane, ossia quasi quattro famiglie su dieci, possiede almeno un animale domestico. In termini assoluti, ciò corrisponde a circa dieci milioni di nuclei familiari e a una popolazione stimata di oltre venticinque milioni di animali presenti nelle abitazioni. Gli animali più diffusi risultano essere cani e gatti: circa un terzo delle famiglie ospita almeno uno dei due, mentre poco più di una famiglia su cinque possiede almeno un cane e quasi una su sei almeno un gatto. La presenza di altre specie è molto più limitata: poco più di tre famiglie su cento possiedono pesci e circa una famiglia su sedici ospita animali diversi da cani e gatti, prevalentemente uccelli e tartarughe.
Il confronto nel tempo mostra che la quota di famiglie con animali domestici è rimasta sostanzialmente stabile fino alla metà degli anni Duemila, per poi crescere moderatamente nell’ultimo decennio. L’aumento è dovuto soprattutto alla maggiore diffusione dei cani, mentre la crescita dei gatti è più contenuta e la presenza di altre specie tende a ridursi.
La diffusione degli animali domestici non è omogenea, dal punto di vista territoriale. Nel Centro Italia oltre quattro famiglie su dieci ospitano almeno un animale, mentre nel Nord la quota è prossima a quattro su dieci. Nel Sud e nelle Isole, invece, la presenza scende a circa tre famiglie su dieci. La dimensione del Comune incide in modo marcato: nei grandi centri metropolitani meno di una famiglia su tre possiede animali domestici, mentre nei Comuni più piccoli la quota cresce fino a coinvolgere quasi una famiglia su due.
Anche la tipologia familiare risulta determinante. Tra le coppie con figli adolescenti o adulti oltre una famiglia su due ospita animali domestici; percentuali simili, seppur leggermente inferiori, si riscontrano tra i nuclei monogenitore con figli grandi e tra le coppie senza figli con membri sotto i 65 anni, dove la presenza riguarda quasi una famiglia su due. In queste ultime, l’aumento nel tempo è particolarmente marcato: rispetto ai primi anni Duemila, oggi quasi una famiglia su due possiede animali, contro poco più di una su tre in passato. La diffusione è invece più contenuta tra le persone sole e scende ulteriormente tra gli anziani, dove coinvolge circa una persona su cinque.
Se vogliamo provare ad approfondire, possiamo dire che le differenze nella diffusione degli animali domestici possono essere interpretate come il risultato di una combinazione di fattori strutturali, culturali ed economici che caratterizzano in modo diverso i vari contesti. Nei piccoli Comuni e nelle aree non metropolitane, la maggiore disponibilità di spazio abitativo, la presenza di case indipendenti e l’accesso più immediato a spazi verdi rendono più agevole l’integrazione di un animale nella vita quotidiana, soprattutto nel caso dei cani, mentre nei grandi centri urbani prevalgono abitazioni di dimensioni ridotte, vincoli condominiali e una minore fruibilità dell’ambiente esterno, elementi che rendono la gestione di un animale più complessa e onerosa. Ancora, nei contesti urbani i ritmi di lavoro e di spostamento sono più intensi e frammentati, mentre nei piccoli centri la prossimità tra casa, lavoro e servizi facilita la cura quotidiana degli animali. Incidono inoltre i costi, generalmente più elevati nelle aree metropolitane, e la composizione delle famiglie, che varia sul territorio e influisce indirettamente sulla scelta di tenere animali. Insomma, la presenza di animali domestici non è soltanto una decisione individuale, ma riflette anche le condizioni materiali, sociali e culturali del territorio.
Per quanto riguarda la cura degli animali nel tempo libero, l’indagine ISTAT rileva che dichiarano di occuparsene quasi quattro persone su dieci di età pari o superiore agli undici anni. Tra queste, circa una su quattro lo fa con regolarità settimanale, mentre poco più di una su sette lo fa in modo meno frequente. L’impegno nella cura cresce con l’età fino alla maturità e diminuisce dopo i 65 anni. Le differenze di genere sono evidenti: circa una donna su quattro si prende cura degli animali almeno una volta a settimana, contro circa un uomo su cinque, uno scarto che si osserva anche tra le persone occupate.
Ma nel loro insieme, i dati stessi mostrano che un fenomeno che coinvolge ormai più di un terzo delle famiglie non può essere letto solo in termini quantitativi. Cosa ci spinge alla convivenza con i nostri animali domestici? Studi sociologici e psicologici condotti in ambito europeo mostrano che la compagnia rappresenta la motivazione principale: in alcune indagini, oltre otto persone su dieci che decidono di prendere un cane indicano il desiderio di compagnia come ragione prevalente. Quasi la totalità dei proprietari considera l’animale un membro della famiglia e una persona su due gli attribuisce un’importanza paragonabile a quella di un familiare umano. Altre ricerche, tra cui quelle richiamate dal National Institutes of Health, evidenziano associazioni tra il possesso di animali e il benessere psicologico e fisico: riduzione dello stress, miglioramento dell’umore e, nel caso dei cani, incremento dell’attività fisica quotidiana. Molte persone, in definitiva, percepiscono l’animale domestico come un elemento positivo e stabilizzante nella propria vita.
Non è un caso che in questo contesto trovi infatti spazio anche il tema della pet therapy, che rappresenta una declinazione strutturata e professionalizzata del legame uomo–animale. Questo ambito, distinto dal semplice possesso di un animale, si fonda sull’utilizzo intenzionale e regolato della relazione con l’animale a fini terapeutici, riabilitativi, educativi o di supporto emotivo, in contesti sanitari, socio-assistenziali e scolastici. Studi condotti in ambito medico e psicologico indicano che l’interazione guidata con animali selezionati può favorire la riduzione dello stress, dell’ansia e della percezione di solitudine, oltre a stimolare la comunicazione, la motivazione e il benessere emotivo in soggetti fragili, come anziani, persone con disabilità, bambini con disturbi del neurosviluppo o pazienti in percorsi riabilitativi. In Italia, tali interventi sono regolamentati da linee guida nazionali che ne definiscono ambiti di applicazione, figure professionali coinvolte e requisiti degli animali, riconoscendo formalmente il valore della relazione uomo–animale come risorsa complementare nei percorsi di cura e assistenza. In questo senso, la pet therapy rappresenta perciò una dimensione istituzionalizzata di un legame che, nella vita quotidiana, molte persone sperimentano spontaneamente attraverso la convivenza con un animale domestico.
