• Gennaio 19, 2026
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di Alessandra Schofield


Studiare conviene? Il legame tra istruzione e lavoro secondo l’ISTAT. Il Rapporto “Livelli di istruzione e ritorni occupazionali – Anno 2024”, pubblicato recentemente dall’ISTAT, presenta un’analisi del rapporto tra istruzione e mercato del lavoro in Italia, basata sui dati della Rilevazione sulle forze lavoro condotta nel 2024. L’obiettivo è descrivere annualmente come il livello di istruzione influisca sulle opportunità occupazionali, sulle condizioni di lavoro e sulla partecipazione al mercato del lavoro, considerando le differenze territoriali, di genere, generazionali e il confronto con l’Unione europea.
Nel 2024, circa due terzi della popolazione italiana tra i 25 e i 64 anni possedeva almeno un titolo di studio secondario superiore, in linea con la media europea. Diversa è la situazione per l’istruzione terziaria: poco più di un quinto della popolazione adulta ha conseguito una laurea o un titolo equivalente, una percentuale significativamente più bassa rispetto alla media dell’Unione europea. La crescita osservata negli ultimi anni non è sufficiente a colmare questo divario, che rimane ampio nel confronto internazionale.
Il livello di istruzione varia sensibilmente anche sul piano territoriale. Nel Mezzogiorno si registrano quote più basse sia di diplomati sia di laureati rispetto al Nord e al Centro. Negli ultimi anni si osserva una lieve riduzione delle differenze territoriali, ma solo per quanto riguarda i titoli di studio più elevati. Le differenze restano invece marcate per i livelli di istruzione medio-bassi.
Dal punto di vista del genere, le donne risultano mediamente più istruite degli uomini. Una quota maggiore di donne possiede almeno un diploma e, in misura ancora più evidente, un titolo di studio terziario. Queste differenze di genere, già presenti negli anni precedenti, continuano ad ampliarsi nel 2024.
Il legame tra istruzione e occupazione emerge con chiarezza osservando i tassi di occupazione. Nella popolazione tra i 25 e i 64 anni, il tasso di occupazione aumenta al crescere del livello di istruzione. I laureati presentano i livelli più elevati di occupazione e i tassi di disoccupazione più bassi, seguiti dai diplomati e, infine, da chi possiede al più un titolo di studio secondario inferiore. Tra il 2023 e il 2024 l’occupazione cresce per tutti i livelli di istruzione, con un lieve ridimensionamento delle differenze, ma il vantaggio associato ai titoli di studio più elevati resta evidente. Nel confronto europeo, tuttavia, i tassi di occupazione italiani risultano inferiori alla media dell’Unione per tutti i livelli di istruzione.
Le differenze territoriali nel mercato del lavoro restano rilevanti. Nel Mezzogiorno, i tassi di occupazione sono più bassi e quelli di disoccupazione più alti rispetto al Nord, indipendentemente dal titolo di studio. Nel 2024 si registra un miglioramento più marcato al Sud, che contribuisce a ridurre i divari, ma le distanze restano significative, soprattutto per i livelli di istruzione più bassi.
Anche le differenze di genere nel mercato del lavoro sono consistenti. Nonostante il più alto livello di istruzione, le donne presentano tassi di occupazione inferiori a quelli degli uomini. Il divario di genere si riduce al crescere del titolo di studio, ma non si annulla nemmeno tra i laureati. Nel confronto con l’Unione europea, lo svantaggio occupazionale femminile in Italia risulta più accentuato.
Il Report analizza anche la qualità dell’occupazione. Nel 2024 una parte significativa degli occupati lavora con un orario part-time, soprattutto tra le donne. Una quota rilevante del part-time femminile è involontaria, cioè dovuta alla mancanza di opportunità di lavoro a tempo pieno. Il part-time involontario diminuisce all’aumentare del livello di istruzione, ma rimane presente anche tra le lavoratrici più istruite. Parallelamente, la diffusione dei contratti a tempo determinato si riduce rispetto al 2023, pur restando più elevata tra i giovani e nel Mezzogiorno.
Per quanto riguarda i giovani, la quota di laureati tra i 25 e i 34 anni continua a crescere, ma resta lontana dall’obiettivo europeo fissato per il 2030. L’Italia si colloca nelle ultime posizioni tra i Paesi dell’Unione. Le donne presentano una probabilità più elevata di conseguire un titolo terziario rispetto agli uomini, mentre persistono forti differenze territoriali e di cittadinanza. Il livello di istruzione dei genitori risulta strettamente associato al conseguimento di una laurea da parte dei figli.
Sul piano occupazionale, i giovani laureati e diplomati mostrano tassi di occupazione inferiori alla media europea. Le differenze territoriali sono particolarmente marcate tra i 30 e i 34 anni, con livelli di occupazione molto più elevati nel Nord rispetto al Mezzogiorno. I divari risultano più ampi tra i giovani rispetto alla popolazione adulta.
Il documento approfondisce anche la distribuzione dei laureati per area disciplinare. Le lauree nelle discipline scientifiche e tecnologiche rappresentano una quota limitata del totale, con forti differenze di genere a favore degli uomini. I tassi di occupazione risultano più elevati per i laureati nelle discipline STEM e in quelle medico-sanitarie, mentre i divari di genere nell’occupazione tendono a ridursi nelle aree scientifiche rispetto ad altre discipline.
Un’attenzione specifica è dedicata all’abbandono scolastico precoce. Nel 2024 la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato gli studi senza conseguire un titolo secondario superiore è in diminuzione e si avvicina alla media europea. Il fenomeno resta più diffuso tra i maschi, nel Mezzogiorno, tra i giovani con cittadinanza straniera e tra coloro che provengono da famiglie con basso livello di istruzione.
Il tasso di occupazione dei giovani che hanno abbandonato precocemente gli studi è in crescita, ma rimane inferiore a quello dei diplomati. Persistono forti differenze territoriali e di genere, con condizioni particolarmente critiche nel Mezzogiorno.
Il report analizza infine il fenomeno dei NEET, cioè i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non sono inseriti in percorsi di istruzione o formazione. Nel 2024 la loro quota è in diminuzione, ma resta superiore alla media europea. I NEET costituiscono un gruppo eterogeneo per titolo di studio e condizione lavorativa, e sono più diffusi tra le donne, gli stranieri e i residenti nel Mezzogiorno.
Per quanto riguarda la transizione dalla scuola al lavoro, nel 2024 aumenta l’occupazione sia dei neo-diplomati sia dei neo-laureati, accompagnata da una riduzione della disoccupazione. La crescita interessa tutte le aree del Paese, con incrementi più marcati nel Mezzogiorno. Nel confronto con l’Unione europea, i livelli di occupazione restano più bassi, ma il divario si riduce rispetto agli anni precedenti.

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