di Alessandra Schofield
“Città 30” in Italia I benefici effetti del limite 30 km/h su sicurezza, ambiente e qualità della vita. L’efficacia della cosiddetta misura “Città 30”, ovvero l’introduzione del limite urbano di 30 km/h in molte città europee e alcune città italiane, è misura supportata da un ampio corpus di evidenze scientifiche e tecniche che ne attestano gli impatti su sicurezza stradale, ambiente e qualità della vita urbana. Analisi comparative sistematiche di decine di città, integrate da evidenze provenienti da studi locali e da organismi tecnici indipendenti, indicano come in media, nei contesti urbani europei considerati, l’adozione diffusa di 30 km/h sia associata a significative riduzioni di incidenti, morti, feriti, emissioni e rumore, con benefici tangibili per la salute pubblica e la vivibilità delle città.
Il motivo principale delle “Città 30” è legato al miglioramento della sicurezza. Studi comparativi su 40 città europee indicano che la generalizzazione del limite di 30 km/h è associata, in media, a una riduzione del 23 % degli incidenti stradali, del 37 % dei decessi e del 38 % dei feriti rispetto alla situazione con limiti di 50 km/h. Questi effetti emergono mediante una combinazione di minori velocità medie e comportamenti di guida più regolari, che riducono la probabilità di collisioni e la gravità degli impatti.
La riduzione di velocità è particolarmente significativa per gli utenti vulnerabili della strada: pedoni, ciclisti e persone anziane ed è ben documentato che a 30 km/h il rischio di lesioni gravi o mortali per un pedone investito cala drasticamente, mentre a velocità maggiori la probabilità di esito fatale cresce rapidamente.
Oltre alle medie globali europee, studi locali mostrano riduzioni degli incidenti anche a breve termine dopo l’adozione di 30 km/h: ad esempio nei primi tre mesi dall’introduzione della Città 30 a Bologna si è osservata una diminuzione degli incidenti con feriti di circa il 13,4 % e di quelli totali di circa il 14,5 % rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Infine, nonostante alcuni critici temano un peggioramento della congestione, non vi sono prove oggettive che il limite di 30 km/h aumenti significativamente i tempi di percorrenza; al contrario, alcuni studi mostrano una circolazione più uniforme e talvolta più fluida.
Il traffico, come noto, è una delle principali cause di inquinamento acustico nelle città. La riduzione del limite a 30 km/h contribuisce a diminuire il rumore da traffico, con riduzioni medie attorno a 2,5-5 dB in molte aree urbane europee dopo l’implementazione del limite ridotto su larga scala. È bene sapere che riduzioni di rumore pari anche a pochi decibel significano una riduzione percepita di circa la metà dell’energia sonora, con conseguenti benefici per il sonno, lo stress e la salute cardiovascolare dei residenti.
Le limitazioni di velocità favoriscono una guida più regolare con meno accelerazioni e frenate brusche, portando a una riduzione delle emissioni di gas nocivi e del consumo di carburante. Nell’analisi comparativa su 40 città europee, dopo l’introduzione dei 30 km/h si è osservata una diminuzione media del circa 18 % delle emissioni inquinanti e circa 7 % in meno di carburante consumato. Gli effetti sulle emissioni dipendono anche dallo stile di guida: se la riduzione della velocità è accompagnata da una guida regolare e senza brusche accelerazioni, i benefici si materializzano pienamente.
Le condizioni di traffico che si creano nelle zone 30 favoriscono mobilità attiva (passeggiate, ciclisti, uso dei trasporti pubblici) e creano spazi urbani percepiti come più sicuri e gradevoli. In molte città, l’adozione del limite 30 km/h è correlata a un aumento degli spostamenti a piedi e in bici, coerente con quanto riportato nelle guideline per zone a basse velocità. La riduzione del traffico intenso e del rumore aumenta la vivibilità dei quartieri, contribuendo a una percezione di maggiore sicurezza e comfort urbano tra i residenti.
L’accettazione dei limiti di 30 km/h tende ad aumentare con il tempo e con l’esperienza dei benefici: in molte città europee i sondaggi mostrano livelli di consenso maggioritario dopo l’attuazione della misura, con cittadini che apprezzano la maggiore sicurezza e il minor rumore.
In Italia la riduzione del limite di velocità a 30 km/h è stata adottata in modo progressivo e con modalità diverse, passando da sperimentazioni locali a interventi più estesi che coinvolgono interi centri urbani o ampie porzioni della rete stradale.
Olbia dal 2021 ha introdotto il limite di 30 km/h su tutto il territorio comunale, prima città italiana a farlo in modo generalizzato. L’esperienza di Olbia ha rappresentato un riferimento importante per altre amministrazioni. A partire dal 2024, anche Bologna ha adottato il modello di “Città 30” su larga scala, estendendo il limite alla maggior parte delle strade urbane, con esclusione solo di alcune arterie di scorrimento principali. Bologna è considerata il primo grande capoluogo italiano ad aver applicato in modo sistematico questa misura.
Molte altre città hanno introdotto il limite di 30 km/h in forma parziale, concentrandolo su centri storici, quartieri residenziali, aree scolastiche o strade locali. A Milano il limite è presente in numerose strade e quartieri, spesso nell’ambito di interventi di moderazione del traffico e riqualificazione dello spazio urbano. Anche Torino ha attivato diverse zone 30, soprattutto in ambiti residenziali e in prossimità di scuole e spazi pubblici. Situazioni analoghe si riscontrano a Firenze, Napoli e Trieste, dove il limite di 30 km/h è applicato in parti selezionate della città, in particolare nei centri storici e nelle zone a maggiore densità pedonale. A Roma il limite di 30 km/h è applicato in specifiche aree urbane, soprattutto nel centro storico, in quartieri residenziali, in prossimità di scuole, piazze, strade locali e ambiti a forte presenza pedonale. La misura rientra in una strategia di traffic calming già avviata da anni, che utilizza le Zone 30 come strumento mirato per aumentare la sicurezza stradale e ridurre incidentalità, rumore e conflitti tra veicoli e utenti vulnerabili.
Altri comuni di medie dimensioni hanno avviato o ampliato negli ultimi anni politiche analoghe, inserendo le zone 30 nei propri Piani Urbani della Mobilità Sostenibile. Tra questi rientrano Parma, Padova, Brescia, Modena, Reggio Emilia, Ferrara, Bergamo, Pisa e Livorno, dove il limite di 30 km/h è presente in quartieri o assi urbani specifici, spesso in via di progressiva estensione.
Attualmente decine di comuni italiani – oltre sessanta secondo le ricognizioni più recenti – applicano il limite di 30 km/h in forma totale o parziale.
