di Alessandra Schofield
Situazione dell’Avvocatura e ripercussioni sull’accesso alla giustizia per i cittadini. Il Rapporto Avvocatura 2026 elaborato da Censis e Cassa Forense, mostra come per i cittadini l’accesso alla giustizia non dipenda solo dalle leggi e dalle norme, ma anche dalla salute complessiva dell’avvocatura. Numero degli avvocati, distribuzione territoriale, ricambio generazionale, sostenibilità economica, innovazione e condizioni di lavoro incidono sulla concreta possibilità di far valere i propri diritti. Gli aspetti del Rapporto rilevanti per i cittadini italiani riguardano perciò soprattutto l’effettività della tutela legale, l’accesso alla giustizia e la capacità del sistema forense di continuare a presidiare i diritti sul territorio. Perciò, il documento non fotografa soltanto una categoria professionale, ma una funzione che incide direttamente sulla vita civile, economica e sociale del Paese.
Sotto questo profilo, il primo elemento è il calo degli iscritti e l’invecchiamento dell’avvocatura. Dopo il picco del 2020, con 245.030 iscritti alla Cassa Forense, nel 2025 gli avvocati scendono a 228.641. La riduzione riguarda soprattutto gli avvocati attivi, mentre aumentano i pensionati contribuenti. Per i cittadini, allora, nel medio periodo potrebbe indebolirsi la disponibilità di professionisti in grado di garantire assistenza legale diffusa, soprattutto nei territori o nei settori meno attrattivi economicamente.
La difficoltà del ricambio generazionale viene ricondotta a una minore attrattività della professione forense e un calo delle immatricolazioni a Giurisprudenza. I giovani sembrano orientarsi verso percorsi percepiti come più stabili e redditizi. Senza un adeguato numero di nuovi ingressi, il sistema rischia di perdere energie, competenze aggiornate e presenza professionale nel lungo periodo.
Un tempo, la professione di avvocato era considerata una professione d’oro. Rispetto alla crisi degli scorsi anni, il Rapporto registra nel 2024 un miglioramento dei redditi e del volume d’affari dell’avvocatura, ma segnala anche differenze interne per territorio, genere ed età.
Il PNRR Giustizia, i tempi dei procedimenti, i carichi di lavoro e le differenze tra distretti rappresentano il profilo di più immediato impatto per i cittadini. Una giustizia lenta o disomogenea rende meno effettivi i diritti, anche quando questi sono formalmente riconosciuti. L’avvocato, in questo quadro, è uno degli attori necessari per trasformare la tutela astratta in tutela concreta.
Il Rapporto mostra differenze tra regioni e distretti forensi quanto a densità degli avvocati, condizioni professionali e indicatori di reddito. Ciò significa che l’accesso all’assistenza legale e l’esperienza della giustizia non sono uniformi in tutto il Paese.
Rilevante è anche il tema dell’intelligenza artificiale. L’uso di strumenti di IA tra gli avvocati cresce rapidamente, soprattutto tra i più giovani. Un aspetto denso di luci e di ombre. Se l’intelligenza artificiale può migliorare l’organizzazione del lavoro, la gestione dei documenti e la rapidità di alcune attività, traducendo l’innovazione in servizi più efficienti, competenza professionale, controllo umano e qualità della consulenza debbono restare centrali.
