di Alessandra Schofield
Anticicloni e cicloni Perché alta e bassa pressione influenzano il meteo. Cicloni e anticicloni sono due grandi forme della circolazione atmosferica. I primi sono legati alla bassa pressione, all’aria ascendente e all’instabilità; i secondi all’alta pressione, all’aria discendente e alla stabilità. Se ne parla spesso nelle previsioni meteo, ma per comprenderne davvero gli effetti bisogna considerare diversi fattori: la stagione, la massa d’aria coinvolta, la durata della configurazione, la posizione geografica e il contesto climatico generale.
Il riscaldamento globale incide proprio su questo contesto. Un’atmosfera più calda e mari più caldi possono rendere più intense le conseguenze delle configurazioni di alta e bassa pressione. Quando domina un ciclone, possono aumentare i rischi di piogge violente, temporali, vento e mareggiate; quando domina un anticiclone, possono accentuarsi caldo estremo, siccità, ristagno atmosferico, incendi e crisi idrica.
Per comprendere che cosa siano cicloni e anticicloni bisogna partire dal concetto di pressione atmosferica, cioè dal peso che la colonna d’aria esercita su una determinata porzione della superficie terrestre. In meteorologia si parla di alta pressione quando, in una certa area, la pressione dell’aria è maggiore rispetto alle zone circostanti; si parla invece di bassa pressione quando è minore. Non conta quindi soltanto il valore assoluto della pressione, ma soprattutto il confronto con i valori registrati nelle aree vicine.
Un anticiclone è quindi una struttura atmosferica organizzata caratterizzata da alta pressione. Al suo interno l’aria tende a scendere dagli strati superiori verso il basso e, durante questa discesa, si comprime, si riscalda e diventa più secca. Questo processo ostacola la formazione delle nubi, perché l’aria secca e discendente rende più difficile la condensazione del vapore acqueo. Perciò, quando domina un anticiclone, il tempo è spesso stabile, con cieli sereni o poco nuvolosi, precipitazioni scarse e vento generalmente debole o moderato. Il nome “anticiclone” deriva dal fatto che questa struttura è, per molti aspetti, l’opposto del ciclone. Il ciclone è infatti una zona di bassa pressione nella quale l’aria tende a convergere verso il centro e a salire. Salendo, l’aria si raffredda, il vapore acqueo può condensare e si formano più facilmente nubi, piogge e perturbazioni. Anche la rotazione è opposta: nell’emisfero Nord, cioè a Nord dell’Equatore e quindi anche in Italia, un ciclone ruota in senso antiorario attorno a un minimo di pressione, mentre un anticiclone ruota in senso orario attorno a un massimo di pressione. Nell’emisfero Sud avviene il contrario.
Questo non significa, però, che ogni valore pressorio relativamente alto o basso, preso isolatamente, basti a definire un anticiclone o un ciclone. Per parlare propriamente di queste strutture servono una configurazione atmosferica coerente, un massimo o un minimo barico riconoscibile e una circolazione caratteristica.
Gli effetti dell’anticiclone cambiano molto a seconda della stagione. In estate l’alta pressione porta generalmente stabilità atmosferica, molto sole, poche nubi e scarse precipitazioni. Se l’anticiclone dura poco, si ha semplicemente una fase estiva stabile e calda; se invece persiste a lungo, può produrre un’ondata di calore. Questo effetto diventa particolarmente marcato quando l’anticiclone richiama masse d’aria subtropicali o nord-africane.
L’alta pressione estiva riduce anche la ventilazione e favorisce il ristagno dell’aria. Nelle pianure, nelle conche interne e nelle città, l’aria può muoversi poco e rinnovarsi lentamente. Questo può aumentare la sensazione di afa, soprattutto quando l’umidità resta intrappolata nei bassi strati. Può inoltre peggiorare la qualità dell’aria, favorendo l’accumulo di ozono e altri inquinanti. Se la fase anticiclonica arriva dopo un periodo già asciutto, può aggravare la siccità, aumentare l’evaporazione, stressare la vegetazione e accrescere il rischio di incendi.
In inverno, invece, l’anticiclone non significa necessariamente caldo e bel tempo ovunque. In montagna e in collina può portare giornate limpide, soleggiate e relativamente miti, perché l’aria discendente tende a riscaldarsi. In pianura, però, la situazione può essere molto diversa. Le notti lunghe e serene favoriscono la perdita di calore dal suolo; l’aria fredda, più pesante, resta intrappolata vicino al terreno, mentre sopra può trovarsi aria più mite. Questo fenomeno si chiama inversione termica.
In condizioni normali la temperatura diminuisce salendo di quota; con l’inversione termica, invece, può accadere il contrario: freddo in basso e aria più tiepida in alto. L’inversione favorisce nebbie, foschie, cieli grigi bassi e freddo umido, soprattutto in Pianura Padana, nelle valli e nelle conche interne. Perciò durante un anticiclone invernale può succedere che in montagna ci siano sole e temperature gradevoli, mentre in pianura persistano nebbia, gelo o giornate fredde e umide.
Inoltre, l’assenza di vento e di rimescolamento atmosferico favorisce il ristagno degli inquinanti, con un peggioramento della qualità dell’aria nelle aree urbane e industrializzate. Dal punto di vista idrico, un anticiclone invernale persistente può ridurre pioggia e neve, contribuendo alla siccità e a un minore accumulo di riserve nevose utili per la primavera e l’estate.
Tra gli anticicloni più noti per l’Europa c’è l’anticiclone delle Azzorre. Si tratta di una grande area semipermanente di alta pressione situata in genere sull’Atlantico subtropicale, nei pressi dell’arcipelago delle Azzorre. È una struttura ricorrente, ma non fissa: può espandersi, ritirarsi o spostarsi. Quando si estende verso l’Europa occidentale e il Mediterraneo, può portare tempo stabile, soleggiato e relativamente asciutto. Tradizionalmente è stato associato alle estati mediterranee stabili ma non necessariamente estreme, con caldo spesso più moderato rispetto alle fasi dominate dall’anticiclone africano.
La differenza tra anticiclone delle Azzorre e anticiclone africano riguarda soprattutto la massa d’aria coinvolta. L’anticiclone delle Azzorre ha una componente oceanico-atlantica e tende a portare stabilità con caldo più contenuto e, spesso, notti più sopportabili. L’anticiclone africano, o subtropicale nord-africano, richiama invece aria molto calda dal Nord Africa verso il Mediterraneo. In questo caso le temperature possono diventare molto elevate, con afa intensa, notti tropicali e ondate di calore più severe. Quando nei bollettini o nei siti meteo si parla di fasi molto calde sull’Italia, spesso dietro c’è proprio un promontorio subtropicale africano più che il classico anticiclone oceanico delle Azzorre.
Tra gli anticicloni ricorrenti si possono ricordare anche l’anticiclone siberiano, l’anticiclone groenlandese, l’anticiclone scandinavo e gli anticicloni polari. Tra i cicloni, invece, si distinguono i cicloni extratropicali, cioè le depressioni delle medie latitudini che portano molte perturbazioni atlantiche in Europa; i cicloni tropicali, chiamati uragani, tifoni o cicloni a seconda delle aree del mondo; i cicloni mediterranei, che si formano o si approfondiscono sul Mediterraneo; e, più raramente, i medicanes, cioè cicloni mediterranei con alcune caratteristiche simili a quelle tropicali.
