di Alessandra Schofield
Intelligenza Artificiale Come si sta modificando il mondo del lavoro. Secondo le indagini e gli studi più recenti, l’AI sta già cambiando il mondo del lavoro. Ma, in questa fase, sta soprattutto trasformando compiti e combinazioni di competenze più che cancellare in blocco intere professioni.
Le fonti più affidabili convergono sul fatto che il rischio maggiore riguarda soprattutto le attività cognitive, ripetitive, digitali e standardizzabili, mentre risultano più protetti i lavori con forte componente manuale, relazionale, situazionale o di responsabilità umana. Se non si registra ancora un decremento generalizzato dell’occupazione dovuto all’AI, si evidenziano però già riallocazioni, pressioni su alcuni ruoli e una forte accelerazione della domanda di nuove competenze.
I lavori più esposti sono anzitutto quelli d’ufficio e di supporto amministrativo. L’ILO (International Labour Organization), nell’aggiornamento 2025 sul lavoro e l’AI generativa, conferma che le occupazioni (cosiddette clericali) legate alla gestione di documenti, dati, comunicazioni e procedure standardizzate restano quelle con il livello di esposizione più alto. L’OECD aggiunge che l’esposizione più elevata si concentra nelle occupazioni “white collar” (i colletti bianchi, insomma), cioè professioni cognitive e fortemente digitalizzate: IT professionals, manager, professioni scientifiche e ingegneristiche, ma anche segretarie, assistenti amministrativi, contabili, analisti finanziari e professionisti delle risorse umane. Ciò perché l’AI, oggi, riesce bene soprattutto nelle attività che consistono nel trattare testo, informazioni, moduli, file, comunicazioni standard, analisi ripetitive e produzione di contenuti ordinari.
Di conseguenza, i ruoli più a rischio nel breve-medio periodo non sono necessariamente quelli meno qualificati, ma quelli che prevedono una larga quota di lavoro cognitivo standardizzabile.
Il World Economic Forum colloca tra i ruoli in calo più rapido cassieri, addetti biglietteria, assistenti amministrativi, segretarie esecutive, addetti stampa, contabili e revisori; e sottolinea che, tra i ruoli che stanno entrando per la prima volta nell’area del declino, compaiono anche graphic designer e segreterie legali, proprio perché la GenAI sta iniziando a svolgere in modo competitivo parti del knowledge work. Lo stesso rapporto indica che entro il 2030 i datori di lavoro si aspettano una riduzione di mansioni umane autonome a vantaggio di automazione e collaborazione uomo-macchina.
Le attività professionali già oggi più facilmente sostituibili sono quelle di prima bozza, primo filtro o prima risposta. Parliamo di customer service di primo livello, data entry, redazione di email standard, compilazione o controllo formale di documenti, verbali e note riassuntive, trascrizione, traduzione di base, bookkeeping elementare, screening preliminare di CV, ricerche documentali semplici, produzione di testi SEO seriali, impaginazione creativa semplice e una parte della programmazione ripetitiva o del testing iniziale. L’OECD osserva che le skill più richieste nelle occupazioni altamente esposte includono proprio competenze amministrative, clericali, customer service e sales, cioè il tipo di attività in cui le applicazioni correnti di AI, per così dire, eccellono.
Pertanto, sono già stati sostituiti o compressi segmenti di ruolo e posti entry-level o back-office in alcuni contesti aziendali. Le evidenze più recenti del Richmond Fed, basate su oltre 700 executive, mostrano che le imprese non segnalano ancora forti cali occupazionali complessivi nel brevissimo termine, ma si aspettano già un “allontanamento dai lavori d’ufficio di routine per orientarsi verso lavori e compiti tecnici più qualificati”; inoltre, in media, le aziende prevedono un calo della quota di lavoratori clericali/routinari nel 2026 e ancor più nel 2028. Parallelamente, Reuters ha riportato che un’indagine Challenger ha collegato l’AI al 7% dei licenziamenti programmati negli Stati Uniti annunciati a gennaio 2026. Quindi la sostituzione è reale, ma per ora appare selettiva, graduale e concentrata.
I lavori relativamente più al sicuro, per ora, sono quelli che dipendono da almeno una di queste quattro dimensioni: presenza fisica nel mondo reale, abilità manuale fine o adattiva, interazione umana profonda, responsabilità situazionale non standardizzabile. L’OECD segnala infatti che occupazioni basate su forza fisica e manualità tendono ad avere bassa esposizione all’AI. Il World Economic Forum, guardando al 2030, prevede crescita consistente per lavori di cura, infermieristica, assistenza personale, counseling, istruzione, edilizia, consegne e altri ruoli essenziali dell’economia reale, ove l’AI tende ad assumere più un ruolo di assistente che di sostituto.
Sono relativamente più protetti anche i lavori ad alta responsabilità che richiedono giudizio, negoziazione, fiducia e accountability. Un medico, un avvocato, un magistrato, un dirigente, un consulente senior, un insegnante, un project leader o un investigatore possono vedere automatizzata una parte rilevante dei compiti, ma il nucleo di valore resta nella capacità di assumere decisioni, interpretare contesti ambigui, reggere il rischio, persuadere, coordinare persone e rispondere delle conseguenze. È qui che entra in gioco la distinzione, molto importante nelle analisi IMF e OECD, tra occupazioni ad alta esposizione ma ad alta complementarità e occupazioni ad alta esposizione ma a bassa complementarità: le prime tendono a essere potenziate dall’AI, le seconde sono molto più vulnerabili alla sostituzione.
Ed ecco allora che alcuni lavori “intellettuali” non sono affatto al sicuro solo perché sono qualificati. Anzi, proprio i lavori fondati su testi, dati e informazione simbolica sono spesso i più esposti. L’IMF stima che circa il 40% del lavoro globale sia in occupazioni ad alta esposizione e che nei paesi avanzati la quota salga attorno al 60%. Però, dentro questa esposizione, una parte consistente dei ruoli può essere migliorata e non eliminata, se l’AI aumenta produttività e qualità invece di ridurre semplicemente il costo del lavoro. Perciò il rischio non dipende solo dal mestiere in sé, ma da come l’organizzazione sceglie di usare l’AI. Vedremo perciò la prossima volta come difendere il nostro ruolo lavorativo.
