di Alessandra Schofield
Immigrati. Li percepiamo più numerosi di quanto siano in realtà ma non ne abbiamo paura. Il rapporto “Immigrazione tra opinione e realtà”, appena pubblicato dalla Fondazione Eurispes, analizza il fenomeno migratorio in Italia mettendo a confronto dati reali, percezioni collettive e atteggiamenti sociali.
Esiste, infatti, un notevole divario tra percezione e realtà rispetto alla presenza degli immigrati in Italia, e la presenza straniera nel Paese è spesso oggetto di una percezione distorta. Diamo uno sguardo ai numeri. Secondo i dati citati nel rapporto, gli stranieri residenti in Italia rappresentano circa il 9% della popolazione, ma una parte significativa degli intervistati ritiene che la loro incidenza sia molto più elevata. Oltre la metà del campione tende a sovrastimare la presenza degli immigrati, collocandola su livelli pari al 21% o addirittura al 33% della popolazione. Questa tendenza emerge anche quando si considerano specifici gruppi: la presenza dei cittadini di religione islamica, che realmente si colloca intorno al 5% della popolazione, viene spesso percepita come significativamente più elevata, e frequentemente indicata in percentuali del 10, 16 o 26%. Stessa cosa per i cittadini africani, che rappresentano circa il 2% della popolazione residente ma vengono frequentemente collocati dagli intervistati su livelli molto più alti.
Non soprende poi molto scoprire che la capacità di fornire stime più vicine alla realtà varia in relazione a fattori culturali: l’aderenza ai dati effettivi appare più elevata tra gli intervistati che possiedono livelli di istruzione più alti.
La maggior parte degli intervistati pensa che gli immigrati presenti in Italia vengano dall’Africa del Nord, seguita dall’Africa sub-sahariana e dall’Europa dell’Est. Percentuali inferiori riguardano altre aree del mondo, come la Cina, l’America del Sud, l’Asia e il Medio Oriente, mentre le indicazioni relative all’Europa del Nord risultano marginali. Ma questa rappresentazione non coincide pienamente con la composizione effettiva dei flussi migratori, nei quali l’Europa dell’Est occupa un ruolo rilevante e talvolta sottovalutato nella percezione pubblica. Anche qui, all’aumentare del livello di istruzione si associa una più corretta individuazione dell’Europa dell’Est come area di provenienza significativa degli immigrati, mentre diminuisce l’indicazione della Cina come origine prevalente.
Alla domanda relativa al sentimento prevalente nei confronti degli immigrati, la quota più elevata di intervistati indica la solidarietà, seguita in percentuali minori da diffidenza e indifferenza. Altri sentimenti, come compassione, fastidio e timore, risultano meno frequenti ma comunque presenti nel quadro complessivo degli atteggiamenti. Percentuali ancora più contenute riguardano la simpatia e l’ostilità. Qui conta soprattutto l’età: tra i più giovani la solidarietà raggiunge i valori più elevati, mentre tra le fasce più mature cresce la diffidenza e aumenta leggermente anche il timore. Le fasce intermedie mostrano invece una distribuzione più equilibrata tra atteggiamenti di apertura e atteggiamenti più prudenti o difensivi.
Riguardo alla percezione dei rischi associati alla presenza degli immigrati e ad altri fattori sociali, dall’indagine emerge che i fattori percepiti come più pericolosi per la propria vita quotidiana e per la propria famiglia non riguardano direttamente l’immigrazione. Le percentuali più elevate di preoccupazione riguardano infatti l’incompetenza politica e la corruzione, seguite dalla presenza delle organizzazioni mafiose. Anche problemi di natura ambientale, come l’inquinamento dell’aria nelle città e la crisi dell’acqua, raccolgono percentuali molto alte di risposte che indicano questi fenomeni come rischi significativi. Il timore di attentati si colloca su livelli più contenuti, mentre la presenza degli immigrati in generale viene indicata come rischio da una quota poco superiore alla metà del campione. Percentuali simili riguardano la presenza degli islamici e il ruolo dei cinesi nell’economia italiana.
L’analisi per area geografica evidenzia che il peso attribuito ai diversi fattori varia sensibilmente a seconda del contesto territoriale. Nel Nord-Est si registrano le percentuali più elevate di cittadini che considerano la presenza degli immigrati un rischio, mentre nelle Isole questa percezione appare molto meno diffusa. Anche i rischi ambientali mostrano un andamento territoriale differenziato: l’inquinamento dell’aria è percepito come problema particolarmente rilevante nelle regioni del Nord, mentre nelle Isole la preoccupazione risulta più contenuta. Le organizzazioni mafiose sono indicate come pericolo diffuso in tutto il territorio nazionale, ma con livelli più elevati nel Nord e nel Centro rispetto alle Isole. Diversamente da altri fattori, la corruzione e l’incompetenza politica risultano timori quasi universalmente condivisi e mostrano valori molto alti e relativamente stabili in tutte le aree geografiche. Il quadro complessivo evidenzia quindi che le paure collettive non sono distribuite in modo uniforme, ma riflettono sia le condizioni territoriali sia le percezioni diffuse nelle diverse aree del Paese.
Anche in questo caso, la cultura conta. Tra gli intervistati con titoli di studio più bassi la presenza degli immigrati e quella dei cinesi nell’economia italiana sono percepite con maggiore frequenza come fattori di rischio. Al contrario, tra i soggetti con livelli di istruzione più elevati cresce l’attenzione verso rischi di natura ambientale, come l’inquinamento dell’aria e la crisi dell’acqua, che vengono indicati con percentuali molto più alte rispetto a quelle registrate tra i gruppi con minore scolarizzazione. Nonostante queste differenze, due fattori emergono come preoccupazioni trasversali a tutti i livelli di istruzione: la corruzione e l’incompetenza politica. In tutti i gruppi considerati queste due dimensioni raccolgono percentuali molto elevate di risposte che le indicano come pericoli per la vita quotidiana.
