di Alessandra Schofield
Grandine Cos’è esattamente questo fenomeno così dannoso. La grandine è uno dei fenomeni più distruttivi associati ai temporali intensi. Si forma all’interno dei cumulonembi, le grandi nubi temporalesche a sviluppo verticale, capaci di estendersi per molti chilometri nell’atmosfera. Sono nubi potenti, turbolente, alimentate da correnti ascendenti molto intense: l’aria calda e umida sale rapidamente, si raffredda e dà origine a gocce d’acqua, cristalli di ghiaccio e vaste zone interne in cui le particelle vengono spinte continuamente verso l’alto e verso il basso.
Il processo di formazione della grandine comincia quando piccole particelle di ghiaccio, oppure goccioline d’acqua sopraffuse vengono trascinate verso le parti più fredde della nube. L’acqua sopraffusa è acqua che resta liquida anche sotto zero gradi, ma che congela quasi istantaneamente quando incontra un nucleo di ghiaccio. In quel momento il nucleo iniziale comincia a crescere: le goccioline si depositano sulla sua superficie, congelano e formano nuovi strati.
Il chicco di grandine aumenta di dimensione perché non cade subito. Le correnti ascendenti lo riportano più volte verso l’alto, dentro zone molto fredde della nube, dove accumula ghiaccio. Quando invece scende in aree meno fredde e più ricche di acqua liquida, può bagnarsi; se poi viene nuovamente sollevato, quell’acqua ricongela. Questo continuo movimento verticale produce spesso una struttura a strati concentrici. Perciò, se un chicco di grandine viene tagliato, può mostrare una forma interna simile a quella di una cipolla.
La dimensione finale del chicco dipende soprattutto dalla forza delle correnti ascendenti. Se sono deboli, il piccolo granulo di ghiaccio cade presto e arriva al suolo come grandine minuta, oppure si scioglie e diventa pioggia mista a ghiaccio. Se invece le correnti sono molto forti, riescono a trattenere il chicco più a lungo all’interno della nube, permettendogli di accumulare nuovo ghiaccio e di crescere. Nei temporali più violenti, in particolare nelle supercelle – temporali particolarmente organizzati, intensi e persistenti, caratterizzati da una corrente ascendente rotante che si chiama mesociclone – la grandine può raggiungere dimensioni molto elevate.
Quando il chicco diventa troppo pesante per essere sostenuto dalla corrente ascendente, precipita. Durante la caduta può attraversare strati d’aria più calda: se questi strati sono abbastanza spessi, il chicco fonde in parte o del tutto e arriva a terra come pioggia. Se invece lo strato caldo è insufficiente, o se il chicco è troppo grande per sciogliersi completamente, raggiunge il suolo come grandine.
Poiché la grandine non dipende dalla temperatura che percepiamo al suolo, ma dalle condizioni presenti dentro le nubi temporalesche, soprattutto in quota, può grandinare anche d’estate. Durante la stagione estiva il terreno si scalda molto. L’aria calda e umida vicino al suolo diventa più leggera e tende a salire rapidamente. Se l’atmosfera è instabile, questa risalita può diventare violenta e alimentare grandi cumulonembi. Alla base queste nubi si trovano in un ambiente caldo, ma nella parte superiore raggiungono zone dell’atmosfera dove la temperatura è molto inferiore allo zero.
Proprio il caldo estivo può rendere i temporali più intensi. Più l’aria al suolo è calda e umida, più energia può essere disponibile per la convezione, cioè per il movimento verticale dell’aria. Se sopra questa massa d’aria calda arriva aria più fredda, oppure se si crea un forte contrasto tra il caldo dei bassi strati e il freddo in quota, l’instabilità aumenta. In queste condizioni possono svilupparsi temporali profondi e violenti, con correnti ascendenti sufficientemente forti da sostenere e far crescere i chicchi di grandine, che riescono ad arrivare al suolo anche con temperature elevate perché, una volta diventati grandi e pesanti, cadono rapidamente. Anche se attraversano strati d’aria calda vicino al terreno, spesso non restano in caduta abbastanza a lungo da sciogliersi del tutto.
Negli ultimi anni osserviamo con crescente attenzione le grandinate violente e i chicchi di grandi dimensioni, per comprendere la tendenza di questi fenomeni e prevedere la maggiore probabilità di eventi estremi, più severi e più dannosi.
