di Alessandra Schofield

Proseguiamo il nostro viaggio tra le parole dell’assicurazione. Stavolta ci occupiamo di esclusioni, franchigia e scoperto. In una polizza assicurativa, esclusioni, franchigia e scoperto definiscono i limiti della protezione.

Le esclusioni stabiliscono quali situazioni restano del tutto fuori dalla copertura; franchigia e scoperto determinano invece quale parte di un danno coperto rimane a nostro carico in quanto assicurati. Per capire quanto una polizza può pagare in caso di sinistro, quindi, bisogna prima verificare se l’evento è coperto e poi come viene calcolato l’indennizzo.
Le esclusioni sono gli eventi, le circostanze, i danni o le prestazioni per i quali il contratto non prevede copertura, e perciò delimitano il rischio che la Compagnia accetta di assicurare. Una polizza può proteggere da una certa categoria di eventi senza coprire tutte le situazioni che vi rientrano.

In linea generale, una copertura per i danni da acqua non implica necessariamente che siano assicurati tutti i danni provocati dall’acqua, dato che il contratto può distinguere fra la rottura improvvisa di una tubazione, un’infiltrazione dal tetto e un allagamento causato da un’alluvione. Una polizza sanitaria può coprire interventi chirurgici e visite specialistiche, ma escludere i trattamenti effettuati esclusivamente per finalità estetiche. Una polizza sulla casa può coprire i danni causati dalla rottura accidentale di un tubo, ma escludere quelli derivanti da infiltrazioni graduali o da determinate condizioni di deterioramento. Una polizza viaggio può coprire le spese mediche per un infortunio durante la vacanza, ma escludere gli incidenti avvenuti nello svolgimento di alcuni sport. Una polizza furto può coprire il furto dei beni presenti nell’abitazione, ma escludere alcune categorie di oggetti oppure determinate modalità di sottrazione. E così via.
Si tratta di esempi assolutamente indicativi, dato che le esclusioni variano da prodotto a prodotto, e spesso è possibile estendere la copertura a un rischio altrimenti escluso, generalmente pagando un premio aggiuntivo. Se il danno ricade interamente in un’esclusione applicabile, la Compagnia non lo indennizza in quanto manca la copertura per quella specifica situazione.
La franchigia è una soglia, generalmente espressa in un importo fisso, che interviene nel calcolo dell’indennizzo di un danno coperto. Occorre distinguere fra franchigia assoluta e franchigia relativa. La franchigia assoluta è l’importo che rimane a carico dell’assicurato e viene sottratto dal danno indennizzabile. Se il danno è uguale o inferiore alla franchigia, la compagnia non paga nulla.
La franchigia relativa, invece, definisce una soglia di importo fino al quale il danno resta a carico dell’assicurato; se il danno supera la soglia, viene indennizzato per intero, fatti salvi gli altri limiti contrattuali. La franchigia non è necessariamente economica. In alcune coperture che prevedono un’indennità giornaliera può essere espressa in giorni. Per esempio, se una garanzia prevede 50 euro al giorno per un ricovero e una franchigia assoluta di tre giorni, per un ricovero di dieci giorni l’indennità viene calcolata su sette giorni, per un totale di 350 euro, secondo le modalità di conteggio previste dal contratto.
Lo scoperto è la parte del danno indennizzabile che rimane a carico dell’assicurato, calcolata in percentuale. A differenza della franchigia assoluta monetaria, quindi, il suo valore aumenta al crescere del danno. Supponendo che una garanzia preveda uno scoperto del 10%, senza altri limiti, significa che per un danno indennizzabile di 1.000 euro, lo scoperto a carico dell’assicurato è di 100 euro e la Compagnia paga 900 euro. Lo scoperto può essere accompagnato da un minimo, se il contratto stabilisce che la parte a carico dell’assicurato non possa essere inferiore a un determinato importo. Riprendendo l’esempio di prima, con uno scoperto del 10% e un minimo di 300 euro, su un danno di 1.000 euro, il 10% sarebbe 100 euro, ma si applica il minimo di 300 euro; la Compagnia paga quindi 700 euro.
Il contratto può prevedere anche un massimo dello scoperto, cioè un tetto alla quota che resta a carico dell’assicurato. Con uno scoperto del 10% e un massimo di 2.000 euro, su un danno indennizzabile di 30.000 euro lo scoperto sarebbe limitato a 2.000 euro, invece dei 3.000 risultanti dal calcolo percentuale.
Esclusioni, franchigie e scoperti possono comparire nello stesso contratto e possono cambiare da una garanzia all’altra. Una polizza sulla casa, per esempio, può prevedere una franchigia per i danni da acqua e uno scoperto per il furto. Anche all’interno di una polizza sanitaria le condizioni possono variare in base alla prestazione o alla struttura utilizzata: una visita presso un centro convenzionato potrebbe prevedere una quota fissa a carico dell’assicurato, mentre il rimborso presso una struttura non convenzionata potrebbe essere soggetto a uno scoperto percentuale.
Come abbiamo spesso detto, per valutare una polizza non possiamo basarci solo sul prezzo. La cosa davvero importante, è capire cosa copre il prodotto. 

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