di Alessandra Schofield
Dalle Tre Leggi di Asimov alla “Costituzione del robot” per la sicurezza degli esseri umani. Indubbiamente nel mondo dell’innovazione tecnologica è in atto una profonda riflessione sul tema della sicurezza. Il team Google di robotica Deepmind ha proprio in questi giorni presentato alcuni importanti elementi introdotti non solo per migliorare la raccolta, la velocità e l’utilizzo dei dati da parte dei robot nel mondo reale, ma soprattutto per far sì che la loro crescente presenza nel nostro quotidiano non comporti per noi alcun rischio.
L’esecuzione di una semplice richiesta come “Riordina la casa” o “Preparaci un pasto delizioso e sano” – spiega il tema Deepmind – richiede da parte del nostro “aiutante robot” una elevata comprensione del nostro mondo. Si sta quindi lavorando per aiutare i robot a prendere decisioni più velocemente e a capire meglio noi e l’ambiente che con loro condividiamo, attraverso modelli di addestramento mirati e basati su una grande quantità di informazioni ed esperienze diversificate.
L’obiettivo è che il robot possa svolgere tutta una serie di compiti pratici, nella massima sicurezza, garantita da fondamentali protocolli a più livelli.
“Prima che i robot possano essere integrati nella nostra vita quotidiana, devono essere sviluppati in modo responsabile tramite una solida ricerca che ne dimostri la sicurezza nel mondo reale” chiarisce infatti il team Google.
I più adulti tra noi e gli appassionati di fantascienza di ogni età ricorderanno senza dubbio le “Tre Leggi della Robotica” elaborate da Isaac Asimov negli anni ‘40. Ebbene, quella che il team Deepmind chiama la “Costituzione del robot” – ovvero una serie di istruzioni incentrate sulla sicurezza a cui attenersi quando si selezionano le attività che i robot possono svolgere – anche a quelle tre leggi si ispira.
- Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno
- Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge
- Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge
E dunque, la prima regola della “Costituzione del robot” impone che esso “non può ferire un essere umano”, e perché ciò sia garantito, nessun robot può tentare di svolgere attività che coinvolgono esseri umani, animali, oggetti appuntiti o apparecchi elettrici.
Non solo: i robot “collaborativi” sono ad esempio programmati per fermarsi automaticamente se la forza sulle loro articolazioni supera una determinata soglia; in altre parole, non è loro consentito esercitare forza oltre un certo limite.
