• Marzo 23, 2026
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di Alessandra Schofield

I nostri figli adolescenti che scelgono solitudine e isolamento. Secondo il recente report di Save The Children di cui abbiamo parlato in questo articolo, le diseguaglianze educative e le differenze nei percorsi scolastici, la distribuzione non uniforme delle opportunità formative e il contesto socio-economico e culturale incidono sul benessere mentale degli adolescenti. Ciò perché la scuola non è uno spazio neutro, ma riflette e talvolta amplifica le differenze di origine sociale e di cittadinanza, con effetti sulla qualità delle esperienze educative e sulle possibilità di accesso a risorse e reti relazionali e ricadute sulle dinamiche di benessere psicologico. L’ambiente scolastico, infatti, rappresenta uno dei principali contesti di socializzazione, e quando si indeboliscono le relazioni o si riducono le opportunità di partecipazione, aumentano solitudine e ritiro.
In questo senso, le diseguaglianze educative non riguardano solo gli apprendimenti, ma si riflettono anche sulle possibilità di costruire legami, senso di appartenenza e stabilità emotiva.
A ciò si aggiunge il calo progressivo della soddisfazione verso se stessi tra gli studenti 15-19enni, scesa dal 74% nel 2011 al 58% nel 2022, con un divario di genere crescente. Il documento colloca questi dati all’interno di un quadro in cui la scuola, insieme al contesto familiare e sociale, rappresenta un fattore chiave nella costruzione dell’autostima e del benessere. Le diseguaglianze educative, pertanto, non si limitano alla dimensione cognitiva, ma si intrecciano con la sfera emotiva e relazionale, contribuendo a differenze nei livelli di fragilità psicologica tra gruppi di adolescenti.
Gli studi richiamati nel report mostrano come il ritiro sociale non patologico sia quasi raddoppiato dopo la pandemia, passando dal 5,6% al 9,7% tra chi non incontra più gli amici fuori dall’ambito scolastico, con differenze territoriali rilevanti: nel Mezzogiorno la percentuale di chi trascorre il tempo libero in solitudine passa dal 10% al 19%, mentre nel Nord Est sale dal 21,7% al 30,6%.
Il ritiro sociale appare essere il risultato di più fattori: fragilità psicologica, diminuzione dell’autostima, pressioni legate all’immagine di sé, cambiamenti nelle relazioni sociali dopo la pandemia e difficoltà nel trovare punti di riferimento emotivi e relazionali.

Il fenomeno dell’isolamento adolescenziale viene analizzato distinguendo forme più strutturate e prolungate di isolamento e forme più diffuse di ritiro volontario temporaneo, che non raggiungono necessariamente livelli di isolamento cronico, ma rappresentano comunque un segnale di fragilità relazionale. 

Per quanto riguarda le forme più estreme e prolungate, il rapporto utilizza le categorie di pre-hikikomori e hikikomori per descrivere diversi livelli di isolamento sociale. Il termine deriva dal giapponese 引きこもり (hikikomori), che significa letteralmente “stare in disparte” o “ritirarsi”. Si parla di pre-hikikomori quando l’adolescente ha vissuto un periodo di ritiro sociale volontario compreso tra tre e sei mesi, mentre la condizione assimilabile agli hikikomori riguarda situazioni in cui l’isolamento dura oltre sei mesi, più durature e strutturate, in cui il ritiro dalle relazioni sociali e dalla vita scolastica assume caratteri di stabilità nel tempo. La sindrome hikikomori negli adolescenti, di solito, contempla la permanenza quasi totale in casa, spesso nella propria stanza, l’interruzione della scuola, contatti sociali minimi o assenti e (non sempre, ma spesso) l’uso intensivo di internet, videogiochi o contenuti digitali.

Accanto a queste forme più prolungate, si rileva la diffusione di forme più temporanee e intermittenti di ritiro volontario, che interessano una quota molto più ampia della popolazione adolescenziale. Secondo l’indagine ESPAD 2024 tra studenti di 15-19 anni, il 22% degli intervistati dichiara di essersi isolato per un periodo senza andare a scuola e senza vedere nessuno, con percentuali leggermente più alte tra le ragazze (23%) rispetto ai ragazzi (21%). Inoltre, il 9,6% degli studenti afferma che, pur non avendolo fatto, avrebbe voluto ritirarsi, con una differenza di genere anche in questo caso (12% tra le ragazze e 7,2% tra i ragazzi). Dopo la pandemia è quasi raddoppiata la quota di ragazzi che non incontrano più gli amici al di fuori della scuola, passando dal 5,6% al 9,7%, mentre cresce la percentuale di chi trascorre il tempo libero in solitudine, dal 16,2% al 22%. Secondo l’ISTAT , tra i 14-18enni che frequentano la scuola il 3% dichiara di non vedere mai gli amici nel tempo libero, mentre un ulteriore 2,8% li incontra solo qualche volta l’anno.

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