di Alessandra Schofield
In Italia si prevedono meno precipitazioni ma più intense e violente. Il cambiamento climatico in corso non si traduce solo in temperature più alte: uno degli effetti più concreti, che possiamo facilmente osservare, riguarda le piogge. Uno studio scientifico ENEA ha recentemente analizzato proprio questo aspetto, cercando di capire come cambieranno le precipitazioni in Italia nei prossimi decenni. I risultati sono chiari, e preoccupanti.
Per rendere le previsioni più affidabili, i ricercatori hanno utilizzato modelli climatici molto dettagliati, capaci di zoommare sul territorio italiano e che consentono perciò di osservare non solo le tendenze generali, ma anche le differenze tra zone montuose, coste e pianure.
Il nuovo modello, più preciso rispetto ai precedenti, riesce pertanto a descrivere sufficientemente bene la realtà delle cose, così come a migliorare la qualità delle previsioni.
La prima informazione sul futuro è che, nel complesso, in Italia pioverà meno. In particolare, durante l’estate si prevede una riduzione significativa delle precipitazioni su gran parte del territorio. Questo significa periodi più lunghi di siccità e maggiore stress per l’ambiente, l’agricoltura e le risorse idriche.
Il secondo aspetto, altrettanto rilevante, è che quando pioverà, lo farà in modo più intenso.
Lo studio, infatti, mostra che le precipitazioni violente aumenteranno, sia in frequenza – rispetto a oggi – sia in intensità. Stiamo assistendo già ad episodi estremi molto intensi, ma in futuro questi potrebbero diventare più comuni. Le simulazioni indicano che le precipitazioni giornaliere più intense possono raggiungere valori molto elevati, anche intorno ai 150-300 millimetri in un solo giorno, con casi estremi che possono arrivare fino a circa 400 millimetri.
La situazione non sarà uniforme e omogenea in tutto il Paese.
Le zone più esposte restano quelle dove il territorio favorisce la formazione di piogge intense: le Alpi, l’Appennino settentrionale e alcune aree costiere, come la Liguria. Qui la combinazione tra montagne e aria umida proveniente dal mare crea le condizioni ideali per temporali molto forti. Nelle regioni del Sud, invece, in alcuni periodi si potrebbe osservare una diminuzione degli eventi intensi.
Anche le stagioni modificheranno le precipitazioni.
In inverno, ad esempio, le precipitazioni intense potrebbero aumentare soprattutto nelle Alpi occidentali. In primavera si osserva un incremento nelle aree montuose. In estate, invece, le piogge diminuiscono sia in quantità sia in intensità. Ma è l’autunno la stagione più critica: qui si registra un aumento marcato degli eventi estremi, soprattutto negli scenari più negativi legati a maggiori emissioni. Si tratta di un aspetto particolarmente importante, dato che già oggi l’autunno è una stagione delicata per il rischio di alluvioni.
Passeremo, insomma, da piogge distribuite nel tempo a piogge improvvise e intense, ma a fronte di una minore quantità d’acqua disponibile ed accentuazione delle criticità correlate.
Le conseguenze di questo cambiamento sono l’aumento del rischio di allagamenti, frane e danni alle infrastrutture. Le città e i territori potrebbero trovarsi più spesso a gestire eventi improvvisi difficili da prevedere e da contenere.
I modelli più dettagliati utilizzati nello studio riescono a descrivere meglio la realtà italiana rispetto ai modelli globali, perché tengono conto delle caratteristiche specifiche del territorio. Questo significa che oggi abbiamo strumenti più affidabili per capire cosa ci aspetta. Speriamo che questa maggiore consapevolezza incoraggi l’attuazione degli indispensabili interventi di prevenzione e resilienza. Comprendere le dinamiche di instabilità del clima e dell’aumento dei rischi legati agli eventi estremi è essenziale per prepararsi e adattarsi a un futuro in cui la gestione dell’acqua – sia quando manca sia quando è troppa – diventerà sempre più importante.
