di Alessandra Schofield

Obbligazioni. Quando investiamo diventiamo i creditori. Se abbiamo bisogno di soldi per aprire un’attività, ristrutturare un locale o comprare un macchinario, possiamo andare in banca e chiedere un prestito. La banca ci dà il denaro e noi ci impegniamo a restituirlo nel tempo, pagando anche degli interessi. Nella logica di base, l’obbligazione funziona in modo simile, solo su scala più grande perché in questo caso possono essere lo Stato, una società o una banca a chiedere denaro in prestito. Lo fanno emettendo, appunto, le obbligazioni, che vendono agli investitori.
Gli investitori sono coloro che comprano l’obbligazione e perciò prestano denaro al soggetto che ha emesso quel titolo (l’emittente). In cambio, l’emittente promette di restituire il capitale a una certa scadenza e, solitamente, di pagare anche un interesse.
Quindi, se compriamo un’obbligazione non stiamo comprando una quota di quella banca, di quella società o dello Stato, ma stiamo prestando loro del denaro e diventiamo loro creditori.
Questa è la differenza rispetto all’acquistare azioni. Come abbiamo visto in questo articolo, se compriamo un’azione di una società, diventiamo proprietari di una piccola parte di quella società. Se l’attività va bene, la nostra quota può aumentare di valore e potremmo ricevere una parte degli utili, cioè i dividendi. Se però l’attività va male, il valore della nostra quota può diminuire, e anche molto.
Se invece compriamo un’obbligazione emessa da quella stessa società, è come se le dicessimo “Ti do oggi 1.000 euro (il valore nominale) e tu ti impegni a restituirmeli tra cinque anni (la scadenza), pagando ogni anno un interesse (la cedola)”. Non partecipiamo direttamente agli utili dell’attività, ma abbiamo diritto a ricevere ciò che è stato promesso inizialmente nelle condizioni del prestito.
Per questo si dice che le azioni sono capitale di rischio, mentre le obbligazioni sono capitale di debito. L’azionista rischia insieme all’impresa, l’obbligazionista presta denaro all’impresa.
Se quella società entra in crisi, prima vengono pagati i creditori e solo dopo, se resta qualcosa, i soci. Quindi l’obbligazionista, in linea generale, ha una posizione più protetta dell’azionista. Questo non significa che sia sempre al sicuro, perché anche chi compra obbligazioni può perdere denaro se l’emittente non riesce a pagare; però il tipo di rischio è diverso.
Ogni obbligazione presenta, quindi, alcuni elementi essenziali:

  • l’emittente che, come abbiamo visto, è il soggetto che chiede il prestito. Può essere lo Stato italiano, una banca, una grande azienda, un ente pubblico o un organismo internazionale
  • il valore nominale, cioè la somma su cui si calcolano rimborso e interessi; se un’obbligazione ha valore nominale di 1.000 euro,  quel valore rappresenta la base del prestito
  • la scadenza, ovvero la data in cui l’emittente deve restituire il capitale; questo termine può essere dopo pochi mesi o dopo pochi o molti anni. Come succede con un mutuo o un prestito, più la durata è lunga, più bisogna valutare attentamente il rischio e le condizioni
  • il prezzo di acquisto dell’obbligazione, che può essere diverso dal valore che ci sarà rimborsato alla scadenza. Un’obbligazione con valore nominale 100 può essere comprata a 100, ma anche a 95 o a 105. Se la compriamo a 95 e alla scadenza viene rimborsata a 100, avremo un guadagno aggiuntivo, perché abbiamo pagato meno di quanto riceveremo alla fine. Come se comprassimo, per dire, un buono del valore di 100 euro pagandolo 95 euro. Se invece compriamo a 105 un’obbligazione che sarà rimborsata a 100, partiamo già sapendo che alla scadenza riceveremo meno del prezzo pagato. Questo non significa necessariamente che l’investimento sia sbagliato, perché nel frattempo potremmo ricevere cedole alte. Però, per capire il rendimento reale della nostra obbligazione dobbiamo guardare sia la cedola sia il prezzo di acquisto. Perciò, se compriamo l’obbligazione a un prezzo superiore al valore di rimborso (sopra la pari), il rendimento effettivo può essere più basso; se la compriamo a un prezzo inferiore al valore di rimborso (sotto la pari), il rendimento effettivo può essere più alto.
  • la cedola – la presenza o meno dipende dal tipo di obbligazione – che costituisce l’interesse pagato periodicamente all’investitore; si chiama così perché, in passato, i titoli erano cartacei e avevano dei piccoli tagliandi da staccare per incassare gli interessi. Oggi è tutto elettronico, ma il termine è comunque rimasto. Immaginiamo – per facilitare la comprensione, senza in questo momento impelagarci in astrusi calcoli matematico-finanziari –  di comprare un’obbligazione da 1.000 euro con cedola annua del 4%: l’emittente ci paga 40 euro lordi all’anno di interessi. Se la cedola viene pagata ogni sei mesi, riceveremo 20 euro lordi ogni semestre. Alla scadenza, se tutto va regolarmente, riceveremo anche il rimborso dei 1.000 euro iniziali

Uno dei rischi più importanti delle obbligazioni è quello che l’emittente non riesca a pagare gli interessi o a restituire il capitale (rischio emittente). Se prestiamo denaro a una persona molto affidabile, il rischio è più basso. Se lo prestiamo a una persona piena di debiti e con entrate instabili, il rischio è più alto. Lo stesso vale per Stati, banche e società.
È per questo motivo che, in genere, gli emittenti considerati più sicuri pagano interessi più bassi. Se tutti pensano che uno Stato o una grande società siano molto affidabili, quell’emittente può indebitarsi pagando un rendimento contenuto. Se invece un emittente è percepito come rischioso, deve offrire interessi più alti per convincere gli investitori a prestargli denaro.
Un altro rischio importante è il rischio di mercato, che riguarda il prezzo dell’obbligazione se viene venduta prima della scadenza. Se teniamo l’obbligazione fino alla scadenza, ci interessa soprattutto che l’emittente paghi cedole e rimborso. Ma se vogliamo venderla prima, il prezzo dipende dal mercato, e può essere più alto o più basso rispetto a quanto l’abbiamo pagata.
Qui entra in gioco il rapporto con i tassi di interesse, perché quando i tassi salgono le obbligazioni già emesse tendono a perdere valore. Quando i tassi scendono, tendono ad aumentare di valore.
Immaginiamo di aver comprato un’obbligazione che paga il 2% annuo. Dopo un anno, sul mercato escono nuove obbligazioni simili che pagano il 4%. A quel punto, chi dovrebbe comprare la nostra obbligazione al 2% qualora ci necessitasse venderla? Per renderla interessante, il prezzo deve scendere. Solo pagandola meno, un nuovo investitore può ottenere lo stesso rendimento del mercato in quel momento. Al contrario, se abbiamo un’obbligazione che paga il 4% e le nuove obbligazioni simili pagano solo il 2%, potremmo rivenderla ad un prezzo maggiore sempre perché per l’acquirente altrettanto si verificherebbe un rendimento pari a quello del mercato in quel momento.
Questo fenomeno è più evidente per le obbligazioni a lunga scadenza. Ma quali obbligazioni ci sono? E come capire se l’emittente è affidabile? Ne parliamo la prossima volta.

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