di Alessandra Schofield
Polizza contro gli eventi naturali estremi Proteggiamoci prima che sia troppo tardi. Da qualche anno a questa parte, purtroppo, eventi come alluvioni, incendi, tempeste, grandinate eccezionali e ondate di calore non sono più episodi rari o imprevedibili. Sempre più spesso colpiscono aree che fino a poco tempo fa erano considerate “sicure”, causando danni rilevanti a case, aziende, attività commerciali e infrastrutture. Questo cambiamento non è casuale, ma è il risultato diretto del mutamento climatico e del progressivo indebolimento della natura, che un tempo fungeva da barriera protettiva naturale.
Un recente report WWF, che analizza il gap di protezione assicurativa contro gli eventi naturali, invitando inoltre a implementare la mitigazione del cambiamento climatico e il ripristino degli ecosistemi naturali per aumentare la resilienza, sottolinea che la prevenzione e la protezione devono andare di pari passo. Investire nella sicurezza degli edifici, rispettare le norme costruttive e proteggere l’ambiente riduce il rischio, ma non lo elimina.
In questo scenario, proteggersi con una polizza assicurativa adeguata non è più una scelta opzionale, ma una vera forma di tutela del proprio patrimonio e della propria stabilità economica.
L’assicurazione nasce proprio per affrontare gli eventi imprevisti, distribuendo il rischio tra molte persone al fine di evitare che il costo di un danno grave ricada interamente su un singolo individuo o su una singola impresa. Quando però gli eventi estremi diventano più frequenti e più intensi, i danni aumentano e cresce anche la parte di perdite che resta scoperta. Questo significa che, senza un’assicurazione, il rischio economico si trasferisce direttamente sulle famiglie e sulle imprese, spesso in modo insostenibile.
Mentre aumentano i danni da eventi naturali estremi, molte persone – prive di coperture assicurative o assicurati in modo insufficiente – si trovano perciò esposte proprio nel momento del bisogno, costrette a usare risparmi personali, a indebitarsi o ad attendere interventi pubblici che non sempre sono immediati né completi.
In molti casi, banche e istituti di credito richiedono la sottoscrizione di una polizza assicurativa per concedere mutui o finanziamenti. Senza un’assicurazione contro eventi naturali, non solo si rischia di perdere la casa o l’azienda in caso di disastro, ma diventa anche più difficile accedere al credito o mantenere il valore del proprio investimento nel tempo.
Il cambiamento climatico sta impattando, in modi diversi, su tutto il territorio nazionale. Piogge intense possono provocare allagamenti anche lontano dai fiumi, incendi possono svilupparsi in aree mai colpite prima, e il caldo estremo può danneggiare edifici, impianti e attività produttive. Molti danni oggi derivano da eventi che non erano previsti nelle abitudini del passato, e proprio per questo vengono spesso sottovalutati.
Proteggersi con una polizza specifica significa trasformare un evento potenzialmente devastante in un problema gestibile. L’assicurazione, chiaramente, non elimina il rischio in sè, ma ne riduce drasticamente le conseguenze economiche, permettendo una ripresa più rapida e meno traumatica. Questo vale per le abitazioni private, ma anche per negozi, imprese, studi professionali e attività agricole, che senza copertura rischiano interruzioni prolungate o addirittura la chiusura definitiva.
Quando in molti sono assicurati, la ripresa dopo un evento estremo è più rapida per tutti: le attività riaprono prima, i territori si rimettono in moto, e anche il peso sulle finanze pubbliche si riduce. Al contrario, quando pochi sono coperti, il costo dei disastri ricade sull’intera comunità, sotto forma di tasse, ritardi nella ricostruzione e perdita di servizi.
Potremmo considerare l’assicurazione l’ultimo livello di difesa quando tutte le altre misure non bastano.
In questo senso va l’introduzione dell’obbligo, per tutte le imprese, di stipulare una polizza assicurativa contro i danni causati da eventi catastrofali (sismi, alluvioni, frane, inondazioni, esondazioni). La normativa prevede conseguenze rilevanti in caso di inadempimento. Alle imprese che non risultino assicurate, infatti possono essere negati contributi, sovvenzioni o agevolazioni finanziarie a valere su risorse pubbliche, incluse quelle previste in occasione di eventi calamitosi e catastrofali.
Come noto, per le micro e piccole imprese turistico-ricettive, di somministrazione di alimenti e bevande, e per tutte le imprese dei settori pesca e acquacoltura, la scadenza è fissata al 31 marzo 2026, mentre per le micro e piccole imprese degli altri settori e per le medie imprese, la scadenza era, rispettivamente, il 31 dicembre 2025 e il 1° ottobre 2025.
L’Italia è uno dei Paesi europei con il più elevato rischio sismico e idrogeologico. Circa il 94% dei comuni italiani è esposto a frane, alluvioni o erosione costiera e in questi territori operano quattro milioni e mezzo di imprese.
Restano escluse dall’obbligo le imprese agricole, per le quali continua ad applicarsi la disciplina del fondo mutualistico nazionale per la copertura dei danni catastrofali alle produzioni agricole, nonché (ovviamente) le imprese i cui immobili risultino abusivi o privi delle necessarie autorizzazioni.
Si sta ragionando sull’introduzione dell’obbligo di copertura contro eventi naturali anche per i cittadini privati. Ma, nel frattempo, in un contesto in cui il clima è sempre più instabile, è indispensabile comprendere che assicurarsi significa proteggere il proprio futuro, tutelare il valore costruito nel tempo, garantire continuità alla propria vita e al proprio lavoro, e affrontare l’incertezza con maggiore serenità. Una polizza contro eventi naturali e climatici, anche per noi privati, costituisce una scelta di responsabilità, consapevolezza e sicurezza, in un mondo che sta cambiando più velocemente di quanto potessimo immaginare.
