di Alessandra Schofield

Frase chiave: Povertà assoluta o povertà relativa In Italia la situazione delle famiglie non migliora

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Secondo quanto rileva ISTAT, nel 2025 la povertà in Italia rimane sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. L’Istituto descrive una situazione nella quale le difficoltà economiche continuano a concentrarsi soprattutto tra le famiglie numerose, quelle con figli minori, quelle con stranieri e quelle che vivono in affitto. Poiché le diminuzioni osservate nelle stime complessive non sono statisticamente significative, non è possibile affermare che il fenomeno si sia ridotto rispetto all’anno precedente
Due sono le condizioni analizzate: la povertà assoluta e la povertà relativa. La prima riguarda le famiglie che non riescono a sostenere una spesa sufficiente ad acquistare un insieme di beni e servizi essenziali, tenendo conto della loro composizione e del luogo in cui vivono. La seconda individua invece una condizione di svantaggio rispetto al livello medio dei consumi del Paese. Entrambe vengono misurate attraverso la spesa delle famiglie, non direttamente attraverso il loro reddito.

Povertà assoluta o povertà relativa, in Italia la situazione delle famiglie non migliora.
Sul piano territoriale, il Mezzogiorno continua a presentare la maggiore diffusione della povertà. Qui le difficoltà economiche coinvolgono una parte più ampia delle famiglie residenti rispetto al Centro e al Nord che, tuttavia, ospita il maggior numero complessivo di famiglie in povertà assoluta. Questo dato consente di distinguere, ed è un aspetto rilevante, tra quanto il fenomeno è diffuso in un territorio e quante famiglie vi si trovano concretamente coinvolte.
La situazione cambia anche secondo il tipo di comune. Nei centri più piccoli, esterni alle periferie metropolitane, emergono segnali di miglioramento, soprattutto nel Centro e nel Mezzogiorno. Nei comuni centrali delle aree metropolitane, invece, la povertà assoluta diminuisce al Nord e aumenta al Centro.
La composizione familiare è uno degli elementi che più distinguono le condizioni di difficoltà. La povertà è infatti più diffusa nelle famiglie numerose e tende ad aumentare con il numero dei figli, in particolare quando sono minorenni. Anche le famiglie con un solo genitore e quelle nelle quali convivono più nuclei o altri membri aggregati presentano condizioni più sfavorevoli della media.
I minori e i giovani adulti risultano più esposti degli anziani. Tra i bambini e i ragazzi la situazione complessiva rimane stabile, pur con segnali di miglioramento nelle età della scuola primaria e secondaria di primo grado. Nelle famiglie povere con minori, inoltre, la difficoltà è mediamente più evidente, e la spesa disponibile si colloca più lontano dalla soddisfazione dei bisogni essenziali rispetto a quanto accade nell’insieme delle famiglie povere.
Il lavoro e l’istruzione si associano a una minore diffusione della povertà, ma non è detto che avere un’occupazione sia sufficiente a mettere al riparo i cittadini. Le famiglie nelle quali la persona di riferimento possiede almeno un diploma presentano condizioni nettamente migliori rispetto a quelle con livelli di istruzione più bassi. Sul piano professionale, le difficoltà sono particolarmente diffuse nelle famiglie di operai e lavoratori assimilati, mentre risultano più contenute tra quelle di dirigenti, quadri e impiegati.
La situazione più critica si osserva quando la persona di riferimento cerca un’occupazione, mentre le famiglie nelle quali è ritirata dal lavoro presentano invece una diffusione della povertà più contenuta. Questo quadro si ritrova anche tra le famiglie con figli minori, per le quali la mancanza di occupazione e le posizioni professionali meno qualificate si accompagnano a maggiori difficoltà economiche.
La povertà è molto più diffusa tra gli stranieri e tra le famiglie che comprendono componenti stranieri, anche quando la persona di riferimento lavora. Le condizioni sono particolarmente difficili nei nuclei con figli minori e in quelli occupati nelle posizioni professionali meno qualificate. Rispetto all’anno precedente emergono comunque segnali di miglioramento. La maggiore esposizione degli stranieri, però, non significa che costituiscano la maggioranza delle famiglie povere. La parte prevalente delle famiglie in povertà assoluta è composta esclusivamente da italiani, che rappresentano una popolazione molto più numerosa.
Inoltre, tra le famiglie in affitto la povertà molto più diffusa rispetto alle famiglie proprietarie della casa in cui vivono; la difficoltà è ancora più evidente quando sono presenti figli minori o componenti stranieri. Neppure la proprietà dell’abitazione, tuttavia, esclude la povertà. Una parte consistente delle famiglie povere, soprattutto tra quelle di soli italiani, vive in una casa propria. Alcune devono inoltre sostenere un mutuo, spesa che non viene conteggiata tra i consumi utilizzati per misurare la povertà, ma che riduce le risorse disponibili per le necessità quotidiane.
Il quadro della povertà relativa conferma le principali differenze già osservate. Lo svantaggio rispetto ai consumi medi del Paese è particolarmente diffuso nel Mezzogiorno, nelle famiglie numerose e con più figli minori, tra quelle con stranieri e tra quelle la cui persona di riferimento cerca lavoro o svolge un’attività operaia. A livello regionale, Puglia, Calabria e Campania presentano le condizioni più sfavorevoli, mentre Valle d’Aosta, Veneto e Toscana registrano i livelli più contenuti.
ISTAT rileva che alcune famiglie si trovano nettamente al di sotto del livello di consumo di riferimento, altre vi sono più vicine ed esiste poi una fascia che supera la soglia soltanto di poco e viene classificata come prossima alla povertà. La distinzione tra famiglie definite come povere e non povere, quindi, comprende situazioni economiche anche molto diverse, che vanno dalle privazioni più profonde a condizioni appena superiori a un limite meramente statistico.

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