di Alessandra Schofield

Frase chiave: Raccolta differenziata stiamo migliorando ma possiamo fare ancora di più

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Nel 2024 in Italia si raccolgono separatamente più rifiuti, ma cresce anche la quantità di quelli prodotti. Lo rileva il rapporto Istat Raccolta differenziata dei rifiuti: comportamenti civici e politiche per la sostenibilità urbana – Anni 2024-2025, pubblicato il 7 ottobre 2026. Il documento esamina quanti rifiuti vengono prodotti, come si comportano le famiglie e quali iniziative adottano le amministrazioni pubbliche.

La Lombardia si distingue soprattutto per un giudizio relativamente favorevole sul costo del servizio di raccolta dei rifiuti, che quasi la metà delle famiglie considera adeguato. Nel 2024
Milano rimane sotto il traguardo nazionale della raccolta differenziata: gli unici capoluoghi metropolitani a raggiungerlo sono Bologna e Cagliari. Inoltre, Milano è tra i quattro capoluoghi metropolitani che non prevedono agevolazioni per il compostaggio domestico.

In termini di raccolta differenziata stiamo migliorando, ma possiamo fare ancora di più.
Nel 2024 in Italia si producono quasi 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, circa 508 chilogrammi per abitante: una dozzina in più rispetto al 2023, ma circa 35 in meno rispetto al 2010. La produzione è maggiore nel Nord-Est e più contenuta nel Sud e nelle Isole. L’aumento registrato può dipendere sia dalla crescita dei consumi sia da servizi di raccolta e misurazione più efficienti, capaci di conteggiare rifiuti che prima sfuggivano alle rilevazioni.
Poco più di due terzi dei rifiuti vengono raccolti separatamente, una quota quasi doppia rispetto al 2010 e superiore all’obiettivo nazionale. Restano però ampie differenze territoriali: il Nord-Est supera i tre quarti, mentre Sud e Isole rimangono poco sopra la metà. I risultati migliori si osservano nella Provincia autonoma di Trento, in Emilia-Romagna e in Veneto; quelli più bassi in Liguria, Campania, Calabria, Lazio e Sicilia. Quest’ultima ha comunque compiuto progressi consistenti negli ultimi cinque anni.
Nei capoluoghi si producono più rifiuti per abitante e se ne differenziano meno rispetto alla media italiana, soprattutto nelle città metropolitane. L’obiettivo nazionale viene raggiunto da 68 capoluoghi su 112, ma tra quelli metropolitani soltanto da Bologna e Cagliari. Ferrara, Treviso e Belluno registrano i risultati migliori; Reggio di Calabria, Catania e Palermo quelli più bassi. La maggior parte dei capoluoghi migliora comunque rispetto al 2023.
Le amministrazioni intervengono anche per prevenire la produzione di rifiuti, riducendo carta e plastica negli uffici e nelle scuole, installando punti pubblici di acqua potabile e promuovendo campagne informative, mercatini dell’usato, centri di riuso e iniziative contro lo spreco alimentare. Sono meno diffusi i centri di riparazione e gli sconti per le attività che donano alimenti o prodotti. Oltre la metà dei capoluoghi dispone di sistemi che consentirebbero di commisurare la tariffa ai rifiuti conferiti, ma solo un quarto li applica effettivamente. La grande maggioranza sostiene il compostaggio, mentre i principali servizi di raccolta sono presenti quasi ovunque.
Anche le abitudini delle famiglie sono cambiate. Nel 1998 meno di una su quattro dichiarava di separare sempre carta, vetro, alluminio e plastica; nel 2025 sono quasi nove su dieci. Carta, plastica e vetro vengono separati regolarmente da oltre nove famiglie su dieci, e anche la raccolta dell’umido e dell’alluminio è molto diffusa. Rimane meno abituale separare batterie e farmaci scaduti: lo fa sempre poco più della metà delle famiglie, con un lieve arretramento rispetto al 2021.
Le distanze territoriali si stanno riducendo, soprattutto per l’umido, grazie ai progressi del Sud e delle Isole. Il Nord mantiene un vantaggio nella raccolta di farmaci e batterie. In generale, la differenziata è più radicata nelle periferie metropolitane e nei comuni di dimensioni intermedie rispetto ai grandi centri urbani.
Il porta a porta raggiunge quasi tre quarti delle famiglie, in crescita rispetto al 2018. La maggioranza esprime soddisfazione per il servizio, soprattutto nei piccoli comuni, ma quasi due famiglie su tre ne considerano elevato il costo. Questo giudizio è particolarmente diffuso nelle Isole, soprattutto in Sicilia, e meno frequente nel Nord-est.
Le principali difficoltà riguardano la frequenza dei ritiri, gli odori dell’umido in attesa di ritiro, la gestione di sacchetti e contenitori e gli orari. Più di una famiglia su quattro dubita inoltre che i materiali rimangano separati dopo la raccolta. Per favorire la partecipazione, le famiglie chiedono soprattutto agevolazioni, maggiori garanzie sull’effettivo riciclo e sanzioni per chi non differenzia. Nel Sud emerge anche la richiesta di contenitori più vicini alle abitazioni e di una maggiore diffusione del porta a porta.
Diminuisce invece l’uso delle stazioni ecologiche: nel 2025 vi ricorre meno della metà delle famiglie, soprattutto per consegnare ingombranti e apparecchi elettrici ed elettronici. L’utilizzo rimane più frequente al Nord e meno nel Mezzogiorno.
La raccolta differenziata si diffonde anche negli uffici pubblici. Nel 2022 quasi tre quarti delle oltre 61mila sedi esaminate, escluse le scuole pubbliche, disponevano di sistemi per separare carta, plastica e toner. Carta e plastica venivano raccolte separatamente quasi ovunque, mentre risultavano meno diffuse le raccolte degli altri materiali.

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