di Alessandra Schofield
Lavoro domestico Così utile e così poco riconosciuto. Censis ha recentemente approfondito il tema della Social Reputation del lavoro domestico in un Report recentemente presentato e realizzato nell’ambito del Family (Net) Work – Rapporto 2026.
Il documento presenta i risultati di due analisi parallele sul lavoro domestico in Italia, con l’obiettivo di esaminare sia la percezione sociale di questo settore sia la sua configurazione contrattuale.
La prima analisi è basata su una rilevazione condotta su un campione rappresentativo della popolazione adulta italiana, finalizzata a delineare la reputazione sociale del lavoro domestico attraverso le opinioni espresse dagli intervistati, mentre la seconda analisi utilizza le informazioni presenti nel database del Network, alimentato dalle comunicazioni amministrative degli associati Assindatcolf, Webcolf, Acli in famiglia e Gestisci la tua Colf, e ricostruisce gli assetti contrattuali del settore, esaminando durata dei rapporti, retribuzioni e inquadramenti previsti dal contratto collettivo nazionale.
Ne deriva una panoramica completa e integrata, dato che il lavoro domestico è considerato sia come risposta alla domanda di cura, assistenza e supporto proveniente dalle famiglie, sia come segmento del mercato del lavoro la cui immagine sociale influenza la domanda stessa, gli esiti contrattuali e la diffusione di una zona grigia caratterizzata da informalità e irregolarità.
Dal Rapporto emerge un basso riconoscimento sociale del lavoro domestico, associato a una tendenza all’informalità e a un’opacità che limita le prospettive di professionalizzazione che, unitamente all’analisi di oltre duecentomila contratti di lavoro, indica che la trasparenza della situazione contrattuale può contribuire a un progressivo innalzamento della reputazione del lavoro domestico, riconoscendo l’utilità sociale che esso genera nella vita quotidiana delle famiglie italiane.
Nel caso del lavoro domestico, che comprende attività come pulizia, cucina, cura dei bambini, assistenza agli anziani e altre mansioni necessarie al funzionamento della vita familiare, si evidenzia una sorta di scissione tra utilità e riconoscimento. L’80,1% degli italiani lo considera un lavoro importante, ma solo il 13% lo ritiene rispettato, mentre il 67,1% lo percepisce come poco valorizzato nonostante la sua importanza. Una minoranza lo considera superfluo o equivalente ad altri lavori. Inoltre, il 52,3% ritiene che i lavoratori domestici intraprendano questa professione per mancanza di alternative, il 22,8% la considera un’attività temporanea in attesa di un’occupazione migliore e solo il 17,2% la interpreta come una scelta professionale libera.
L’irregolarità contrattuale particolarmente rilevante in questo ambito, incide non solo sulle condizioni materiali del lavoro domestico, ma contribuisce anche a modellarne il valore sociale percepito, collocandosi all’intersezione tra dimensione economica, giuridica e simbolica. In questo contesto, la regolarizzazione non riguarda esclusivamente la tutela dei diritti, ma anche il riconoscimento sociale di un’attività ritenuta essenziale per il funzionamento quotidiano della società.
Il 78,8% degli italiani ritiene, infatti, che l’irregolarità pesi molto o abbastanza sulla reputazione del settore. Tra le possibili soluzioni per migliorare l’immagine sociale del lavoro domestico, il 47,6% indica l’incentivazione della regolarizzazione contrattuale come la misura più efficace, seguita dall’aumento delle retribuzioni. Ulteriori interventi considerati utili sono maggiori controlli e tutele, la formazione professionale certificata, campagne di sensibilizzazione e una migliore visibilità del lavoro attraverso i social. Le indicazioni emerse convergono sulla constatazione che alla base delle valutazioni raccolte vi sia una conoscenza limitata degli aspetti contrattuali che regolano il lavoro domestico e che una maggiore consapevolezza della regolarità del rapporto di lavoro potrebbe ridurre il ricorso alla prestazione irregolare.
L’analisi del database Family (Net) Work, basata su quasi 250 mila rapporti di lavoro, individua alcuni fattori critici che condizionano il rapporto tra domanda e offerta di lavoro domestico. Tra questi emergono il grado di stabilità o instabilità contrattuale, l’elevato turnover e il ricambio dei rapporti di lavoro, nonché meccanismi retributivi che non incentivano la crescita professionale dei lavoratori e incidono periodicamente sulle disponibilità economiche delle famiglie. L’indagine rileva inoltre la percezione diffusa che il lavoro domestico non sia adeguatamente tutelato dallo Stato e dalle istituzioni. Una maggiore trasparenza e conoscenza delle condizioni contrattuali, insieme alla riduzione dell’irregolarità, possano contribuire a migliorare la reputazione sociale del lavoro domestico, riconoscendone il ruolo fondamentale nella vita quotidiana delle famiglie e nel funzionamento della società.
