di Alessandra Schofield
A quando un fratellino? Forse mai Perché spesso ci si ferma al primo figlio. Eppure c’è ancora chi, in un contesto segnato dalla contrazione della natalità e dalla minore propensione a diventare genitore, ha invece scelto di avere figli.
Secondo Censis, la ragione nettamente prevalente è il desiderio di costruire una famiglia, seguito dalla percezione della genitorialità come straordinario atto d’amore, dall’idea che un figlio completi la coppia e dalla convinzione che avere figli sia un evento naturale della vita. Molto meno frequenti, invece, le motivazioni legate al desiderio di lasciare qualcosa di sé dopo la propria morte o alla richiesta del partner.
Alla base della scelta di avere figli, quindi, non c’è una motivazione unica, ma un intreccio di ragioni affettive, progettuali, identitarie e relazionali.
Per chi è già diventato genitore, avere figli significa impegnarsi in una progettualità familiare, sostenuta da motivazioni affettive e dalla percezione del figlio come parte di un progetto di vita condiviso. Anche quando le forme che le compagini familiari assumono sono meno legalmente vincolanti, più facilmente reversibili o non necessariamente fondate sul matrimonio, la famiglia in sé continua a rappresentare, sul piano soggettivo, un obiettivo capace di orientare le scelte degli Italiani.
Ma se la ragione di base del progetto familiare è sostanzialmente condivisa da entrambi i genitori, le madri indicano più spesso dei padri la genitorialità come atto d’amore. I padri, invece, richiamano più frequentemente la funzione di completamento della coppia, la dimensione del lasciare qualcosa di sé quando non ci saranno più e, in parte, l’adesione al desiderio del partner.
Si rileva una parità numerica tra coloro che esprimono il desiderio di aumentare il numero dei figli e coloro che dichiarano invece di non volerne altri. Una quota più ridotta non ne vuole di ulteriori per il momento, ma non esclude un ripensamento futuro. Tuttavia, tra coloro che desiderano altri figli, solo una minoranza è realmente nelle condizioni di realizzare questo desiderio. La maggior parte li vorrebbe, ma non può a causa dell’età propria o del partner; una parte più contenuta li vuole e prevede effettivamente di farli; un’altra quota li desidera, ma è frenata da ragioni diverse. Il desiderio di allargare la famiglia si scontra con la realtà e le difficoltà anagrafiche, economiche, logistiche o con la priorità attribuita ad altri progetti di vita.
L’età, in particolare, è un vincolo particolarmente rilevante perché il rinvio del primo figlio produce poi spesso un ostacolo strutturale all’ampliamento della famiglia. Comunque, le ragioni per limitarsi ad un solo figlio sono molteplici. Quella più diffusa è l’aver già raggiunto il numero di figli desiderato. Seguono il venir meno delle forze psicologiche per occuparsi di nuovi figli e il timore di rompere un equilibrio familiare già raggiunto. Altre motivazioni, meno frequenti ma comunque presenti, riguardano la percezione di un mondo troppo ostile, la necessità di una casa più grande non sostenibile economicamente, problemi di salute propri o del partner e complicazioni intervenute durante una precedente gravidanza.
Censis legge in queste motivazioni una combinazione di dimensioni psicologiche, relazionali, materiali e di contesto. La volontà di non alterare l’equilibrio familiare evidenzia il valore attribuito alla stabilità costruita con fatica con i figli già avuti, la percezione della delicatezza delle dinamiche interne alla famiglia e la necessità di preservare armonia, stabilità e gestione dei rapporti familiari.
