di Alessandra Schofield
Perché si fanno sempre meno figli Ragioni sociali, demografiche, culturali e intime nel rapporto Censis sulla genitorialità. Essere genitori, oggi, significa avere un approccio positivo alla vita. Secondo il recente Rapporto Censis dedicato alla genitorialità, chi decide di avere figli oggi, nonostante guerre, crisi economiche, catastrofi ambientali e un contesto percepito in generale come ostile, sceglie consapevolmente di guardare al futuro con fiducia, speranza, serenità e ottimismo.
Tale atteggiamento appare più marcato rispetto a quanto rilevato nell’edizione 2002 della ricerca. Questo approccio crea, in qualche modo, un circolo virtuoso. La nascita di un figlio e il percorso quotidiano condiviso con lui alimentano a loro volta la disposizione positiva verso la vita, in controtendenza rispetto alla diffusione del pessimismo contemporaneo.
I dati analizzati nel medesimo report indicano, però, che l’ottimismo e – con esso – la predisposizione ad essere genitori, va scemando progressivamente. Nel 1994 le famiglie con figli, con uno o due genitori, erano oltre la metà del totale, ma nel 2024 scendono al 40,1%. Le coppie senza figli restano relativamente stabili, mentre le persone sole aumentano in modo molto rilevante.
La riduzione delle famiglie con figli riguarda soprattutto le coppie, mentre aumentano le famiglie monogenitoriali senza però compensare la diminuzione delle coppie con figli. In pratica, ci sono meno genitori in termini complessivi e cresce la frequenza di genitori single.
Inoltre, i nuclei familiari (comunque costituiti) tendono a restringersi: non arrivano al 10% del totale quelli con tre o più figli. La maggior parte conta un figlio o, in misura minore, due.
Secondo Censis, ciò si deve a cambiamenti sociodemografici e socioculturali profondi, che hanno trasformato silenziosamente ma irreversibilmente la fisionomia delle famiglie italiane e della società.
Parallelamente alla contrazione del numero di figli per famiglia, aumenta l’età delle mamme alla nascita del primo figlio. Se nel 1994 la quota più alta di bambini nati in un anno proveniva da donne tra i 25 e i 29 anni, nel 2024 la fascia più frequente diventa quella tra i 30 e i 34 anni; inoltre, la quota di nati da donne tra 35 e 39 anni passa dall’11,4% del 1994 al 27,3% del 2025.
Negli ultimi trent’anni il numero dei matrimoni è diminuito sensibilmente, addirittura del -40,6% dal 1994 al 2024. Logico, quindi, che aumentino i figli nati fuori dal matrimonio: nel 1994 essi rappresentavano il 7,8% del totale dei nati, mentre nel 2024 arrivano al 43,2%.
La scelta di diventare genitore appare meno attrattiva, e nel nuovo quadro sociodemografico e socioculturale la decisione di avere figli non è più inscritta in un ordine sociale strutturato al quale le persone tendono quasi automaticamente a conformarsi. Le età in cui un tempo era normale diventare genitori sono oggi attraversate da altre priorità, legate al lavoro, allo stile di vita, alle traiettorie personali. Il peso delle difficoltà strutturali, economiche e psicologiche, così come delle nuove paure globali, possono scoraggiare una scelta percepita come privata e talvolta in contrasto con un contesto sociale non favorevole.
Non da ultimo, di fronte alla scelta se diventare o meno genitori ci si pongono anche interrogativi più intimi, legati alla capacità psicologica di assumere nuove responsabilità, alla gestione delle emozioni e alla percezione di vulnerabilità connessa alla dipendenza prolungata dei figli.
