di Alessandra Schofield
Minori e social network: dai casi individuali all’accordo tra Meta e gli Stati americani. Il recente accordo tra Meta e numerosi Stati americani nasce da anni di vicende individuali, drammatiche o addirittura tragiche, ricerche interne, indagini pubbliche e procedimenti giudiziari. I casi di minori che hanno sviluppato disturbi alimentari, depressione, comportamenti autolesionistici o sono morti per suicidio hanno progressivamente spostato l’attenzione dai singoli contenuti alla struttura delle piattaforme e ai meccanismi progettati per prolungarne l’utilizzo.
Molly Russell morì nel 2017, a quattordici anni, dopo avere visualizzato su Instagram e Pinterest numerosi contenuti su depressione, autolesionismo e suicidio, in parte raccomandati automaticamente. Il coroner concluse che la ragazza era morta mentre soffriva di depressione e degli effetti negativi dei contenuti online, sottolineando la necessità di controlli più efficaci sull’età, sui materiali destinati ai minori e sulla supervisione parentale.
Alexis Spence aveva aperto Instagram a undici anni. Secondo la causa promossa dalla famiglia, la piattaforma le avrebbe progressivamente proposto corpi idealizzati, indicazioni sul dimagrimento e contenuti favorevoli all’anoressia e all’autolesionismo. La ragazza avrebbe sviluppato un uso compulsivo del social, anoressia, ansia e depressione, fino a richiedere ricoveri e trattamenti specialistici.
Anche Anastasia Vlasova, che utilizzava Instagram per circa tre ore al giorno, indicò la piattaforma come un importante fattore di peggioramento del proprio rapporto con il corpo. La sua testimonianza aprì nel 2021 una delle inchieste del Wall Street Journal basate sui documenti interni forniti dall’ex dipendente di Facebook Frances Haugen.
Quei documenti mostravano che Meta studiava da tempo gli effetti di Instagram sugli adolescenti. Una ricerca interna condotta su più di 2.500 giovani negli Stati Uniti e nel Regno Unito aveva rilevato solitudine, tristezza, senso di inadeguatezza e pressione a costruire un’immagine perfetta. In una rilevazione, quasi il 14% degli intervistati aveva riferito pensieri legati all’autolesionismo o alla morte. Meta osservò che nella maggior parte degli ambiti prevalevano risposte positive o neutrali, ma riconobbe nell’immagine corporea l’area più critica.
Secondo i procuratori generali, Meta conosceva i rischi dell’uso compulsivo, della comparazione sociale e dell’esposizione ripetuta a contenuti dannosi, ma continuava a presentare le piattaforme come sostanzialmente sicure e a utilizzare strumenti capaci di aumentare il coinvolgimento, tra cui scorrimento infinito, riproduzione automatica, notifiche, like, filtri estetici e raccomandazioni personalizzate. Dopo le rivelazioni di Haugen e le audizioni al Congresso, nel novembre 2021 iniziò un’indagine bipartisan. Nel frattempo, famiglie, giovani, scuole ed enti locali presentarono migliaia di cause contro Meta, Google, TikTok e Snap, collegando le piattaforme a uso compulsivo, insonnia, isolamento, difficoltà scolastiche, ansia, depressione, disturbi alimentari, autolesionismo, adescamento e ricatti sessuali.
Un primo verdetto arriva il 25 marzo 2026. Kaley G.M., che aveva cominciato a usare YouTube intorno ai sei anni e Instagram intorno ai nove, raccontò che l’uso delle piattaforme aveva compromesso sonno, scuola, rapporti familiari e percezione del proprio corpo. Una giuria di Los Angeles giudica Meta e Google negligenti e riconosce complessivamente 6 milioni di dollari, per il 70% a carico di Meta. Le società hanno contestato la decisione e annunciato l’intenzione di impugnarla.
Nel 2023, trentatré procuratori generali avevano promosso anche una causa federale contro Meta. Secondo la denuncia, dal 2019 la società avrebbe ricevuto più di un milione di segnalazioni relative ad account Instagram di bambini sotto i tredici anni, eliminandone soltanto una parte. Meta era inoltre accusata di avere raccolto e utilizzato dati personali dei minori senza il consenso verificabile dei genitori, in violazione del Children’s Online Privacy Protection Act. Poiché l’accordo ha interrotto il processo, queste accuse non sono state definitivamente accertate.
Il processo principale, iniziato a Oakland il 18 agosto 2026, si è concluso dopo poco più di una settimana con una transazione civile. Meta non ha ammesso responsabilità e continua a sostenere di avere agito legittimamente. L’accordo, del valore complessivo di circa 18 miliardi di dollari, prevede somme destinate agli Stati e alle altre giurisdizioni partecipanti. Alcuni hanno annunciato investimenti nella salute mentale giovanile, nella sicurezza online, nell’educazione digitale e nei programmi scolastici.
L’intesa impone inoltre nuove protezioni per gli utenti sotto i diciotto anni. Facebook e Instagram applicheranno automaticamente un limite complessivo di due ore al giorno, modificabile tramite il consenso parentale. L’utilizzo sarà bloccato per impostazione predefinita tra mezzanotte e le sei, mentre le notifiche saranno sospese dalle 22 alle 7 e durante l’orario scolastico. Dopo periodi prolungati di attività compariranno avvisi e interruzioni.
I minori potranno sostituire le raccomandazioni personalizzate con un flusso cronologico o non personalizzato. Like e reazioni saranno nascosti per impostazione predefinita; verranno rafforzati i limiti ai filtri cosmetici, ai contenuti inadeguati e ai contatti con adulti sospetti. I profili Instagram degli adolescenti saranno automaticamente privati e i genitori potranno ricevere maggiori informazioni sull’utilizzo.
Meta dovrà anche migliorare i sistemi di verifica dell’età e contrastare l’elusione delle restrizioni mediante account diversi o false dichiarazioni anagrafiche. Il rispetto degli obblighi sarà controllato da soggetti indipendenti. Se altre grandi piattaforme aderissero a intese analoghe, i limiti diventerebbero ancora più rigidi.
L’accordo non elimina tuttavia le raccomandazioni personalizzate né la pubblicità mirata e non modifica radicalmente il modello economico delle piattaforme. Restano inoltre pendenti numerose cause promosse da privati, scuole ed enti locali, oltre ai procedimenti contro altre società. Florida e New Mexico hanno seguito percorsi autonomi.
Anche l’Unione europea sta conducendo un’indagine indipendente. Nel luglio 2026 la Commissione Europea ha espresso la valutazione preliminare che alcune caratteristiche di Facebook e Instagram, tra cui scorrimento infinito, riproduzione automatica, notifiche e raccomandazioni personalizzate, potrebbero violare il Digital Services Act perché Meta potrebbe non averne ridotto adeguatamente i rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti. Non è stata ancora adottata una decisione definitiva.
L’attenzione, ormai, non riguarda più soltanto i contenuti pericolosi o la responsabilità delle famiglie, ma anche il design delle piattaforme, gli algoritmi di raccomandazione, le notifiche, le ricompense sociali e la difficoltà per gli adolescenti di interrompere l’utilizzo. Resta da verificare se le nuove misure riusciranno concretamente a ridurre l’uso compulsivo e l’esposizione dei minori a contenuti dannosi.
