di Alessandra Schofield
Adolescenza. Quando il cervello si riorganizza e i nostri figli sono più vulnerabili. Il rapporto Save the Children. Nella sedicesima edizione dell’Atlante dell’Infanzia (a rischio) 2025 – Senza Filtri – Voci di Adolescenze, di recente pubblicazione, Save the Children dedica particolare attenzione alla salute mentale e al ritiro sociale dei nostri ragazzi, trattando questi elementi non come fenomeni isolati, ma come esiti di una trasformazione profonda che attraversa identità, relazioni, condizioni materiali e ambienti digitali.
L’adolescenza stessa viene descritta come una fase di profonda riorganizzazione neurobiologica ed emotiva. Dopo l’infanzia, in cui si è formato un numero molto elevato di connessioni tra neuroni, avviene la cosiddetta “potatura sinaptica” (pruning), durante la quale il cervello elimina una parte significativa delle connessioni meno utilizzate e rafforza quelle più attive, fino a rimuovere anche circa la metà delle sinapsi formate in precedenza. Parallelamente procede la mielinizzazione, un processo che riveste le fibre nervose rendendo più rapida ed efficiente la trasmissione degli impulsi: le reti neurali diventano così più stabili e performanti. Tuttavia, la corteccia prefrontale, area coinvolta nel controllo degli impulsi, nella pianificazione e nella regolazione delle emozioni, completa il proprio sviluppo solo intorno ai 24-25 anni. Questo significa che durante l’adolescenza i sistemi emotivi sono particolarmente attivi, mentre i meccanismi di controllo sono ancora in fase di maturazione, rendendo questa età un periodo di grande intensità affettiva, sperimentazione e trasformazione. Ecco perché in questa fase, come ogni genitore sa benissimo, prevalgono le dimensioni emotive e le oscillazioni dell’umore. Questa condizione neuroevolutiva costituisce lo sfondo su cui si innestano le fragilità psicologiche che Save the Children ha osservato e analizzato.
In base ai dati ESPAD Italia 2024, tra gli adolescenti di 15-19 anni l’uso di psicofarmaci senza prescrizione medica è in aumento dal 2021: il 21% dichiara di averli assunti almeno una volta nella vita e il 12% nell’ultimo anno, con un divario marcato tra ragazze (16,3%) e ragazzi (7,5%). Il 2,2% riferisce un consumo frequente (almeno 10 volte nel mese), più diffuso tra le ragazze. I farmaci più utilizzati senza prescrizione sono quelli per dormire o rilassarsi (8,4%), seguiti da quelli per l’umore (2,4%), per attenzione/iperattività (2,1%) e per il controllo del peso (1,5%), con un consumo femminile triplo per le sostanze legate alle diete. La facilità di reperimento domestico di benzodiazepine e codeina aggrava chiaramente il quadro. L’uso con prescrizione medica, stabile intorno all’8% fino al 2017, è cresciuto fino al 12,7% nel 2022 per poi scendere al 9,6% nel 2024, anche qui con prevalenza femminile (13% contro 6,6%). Va da sé che l’uso non prescritto evidenzia una dimensione di gestione autonoma – e non mediata – del disagio psicologico.
Il report approfondisce la relazione tra condizione materiale e benessere mentale, incrociando i dati sulla salute psicologica, sulla soddisfazione verso se stessi e sulle disuguaglianze educative e territoriali. Secondo l’indagine HBSC 2022, tra i 15enni italiani la quota di chi dichiara una salute “eccellente” è significativamente più bassa tra le ragazze (14%) rispetto ai ragazzi (32%), con un peggioramento rispetto al 2018 per entrambi. Parallelamente, si registrano frequenti disturbi che possono avere componenti psicosomatiche legate all’ansia: problemi ad addormentarsi (40% tra le ragazze e 19% tra i ragazzi), sensazioni di stordimento o vertigini più di una volta a settimana (37% delle ragazze e 11% dei ragazzi), mal di stomaco ricorrente (32% delle ragazze e 11% dei ragazzi). Questi dati si inseriscono in un quadro più ampio in cui, secondo l’Unicef, un adolescente su sette tra i 10 e i 19 anni presenta un disturbo mentale diagnosticato, con ansia e depressione tra i più diffusi. Si evidenzia inoltre un progressivo calo dei livelli di soddisfazione verso se stessi: dal 2011 al 2022 la percentuale di studenti che si dichiara soddisfatto o molto soddisfatto scende dal 74% al 58%, con un divario di genere che si amplia nel tempo; nel 2023 il 71,7% dei ragazzi si dice soddisfatto contro il 50,6% delle ragazze. L’insoddisfazione corporea rappresenta un ulteriore elemento di fragilità: nel 2023 il 44,1% degli adolescenti si dichiara insoddisfatto del proprio corpo, il 58% ha difficoltà a mostrarlo e l’84% ritiene utile il controllo dell’alimentazione per migliorare l’estetica, con netta prevalenza femminile.
