di Alessandra Schofield
Busta paga Analizziamo il nostro cedolino. La busta paga è il documento che riassume quanto un lavoratore dipendente ha maturato in un determinato periodo, di solito un mese, e quanto effettivamente gli viene corrisposto dopo trattenute e contributi, cioè lo stipendio netto.
Si tratta di un documento che il datore di lavoro è obbligato legalmente a emettere, in quanto attesta gli elementi della retribuzione e delle trattenute e ha inoltre valore giuridico; infatti spesso viene richiesto per accedere a prestiti, mutui, affitti, pratiche amministrative o domande di agevolazione. Inoltre, un’attenta lettura della busta paga permette di verificare se lo stipendio è stato calcolato correttamente.
Proprio in quanto documento ufficiale, per legge, ai sensi dell’art. 1 della Legge n. 4 del 5 gennaio 1953, deve contenere almeno le seguenti informazioni fondamentali: nome e cognome del lavoratore, qualifica professionale del lavoratore, periodo cui la retribuzione si riferisce, assegni familiari, tutti gli elementi che compongono la retribuzione e le trattenute.
Il prospetto di paga, cioè la busta paga, deve inoltre recare la firma, la sigla o il timbro del datore di lavoro o di chi ne fa le veci.
Alcune voci retributive sono fisse e tendono quindi a comparire con regolarità mese dopo mese perché non dipendono da eventi occasionali ma dalla struttura ordinaria del rapporto di lavoro. Tra queste rientra anzitutto la retribuzione base, chiamata spesso minimo tabellare o paga base, che rappresenta la quota stabilita dal contratto collettivo di riferimento in relazione alla qualifica e al livello del lavoratore.
A questa possono eventualmente aggiungersi, se spettanti, se non conglobati nella paga base e se non sostituiti da altri strumenti, ulteriori elementi retributivi:
- scatti di anzianità – Gli scatti di anzianità sono aumenti periodici della retribuzione collegati al tempo di servizio maturato dal lavoratore presso lo stesso datore di lavoro
- superminimo individuale, talvolta indicato anche con formule come assegno ad personam, aumento di merito o aumento individuale di merito – Una quota di retribuzione aggiuntiva riconosciuta dal datore di lavoro al singolo dipendente rispetto al minimo previsto dal contratto collettivo applicato al lavoratore
- EDR, Elemento Distinto della Retribuzione – Nella formulazione più nota, l’EDR è una quota mensile fissa pari a 10,33 euro lordi per tredici mensilità, tradizionalmente riferita ai lavoratori del settore privato, con esclusione dei dirigenti
- indennità di contingenza – È una voce retributiva nata per adeguare i salari al costo della vita, cioè all’aumento dei prezzi
- eventuali indennità fisse continuative previste dal contratto collettivo o da accordi individuali – Altre voci economiche che si aggiungono in modo stabile alla retribuzione ordinaria
Gli assegni familiari e gli ANF non costituiscono invece voci retributive in senso proprio, ma prestazioni economiche di sostegno alla famiglia, collegate alla presenza di determinati familiari a carico. Per i nuclei familiari con figli, dal 1° marzo 2022, l’Assegno unico e universale ha sostituito ANF e assegni familiari.
Nella busta paga devono essere elencate anche le voci retributive variabili, che cambiano in base all’attività concretamente svolta nel mese o a circostanze particolari. In questo ambito rientrano, qualora maturati e/o previsti dal contratto con il lavoratore:
- gli straordinari
- il lavoro supplementare
- le maggiorazioni per lavoro notturno, festivo o domenicale
- le indennità collegate a turni, reperibilità, trasferta o particolari modalità della prestazione
- i premi variabili legati a risultati, produttività o obiettivi
Il cedolino potrebbe poi evidenziare le voci retributive differite, corrispondenti agli importi, se previsti, che maturano nel tempo ma non vengono necessariamente erogati nello stesso mese in cui si formano:
- la tredicesima
- la quattordicesima
- la quota di TFR, cioè di Trattamento di Fine Rapporto, maturata durante il periodo considerato dalla busta paga
Oltre alle entrate, la busta paga elenca anche le cosiddette trattenute, cioè le somme che vengono obbligatoriamente sottratte dalla retribuzione lorda, cioè dall’insieme delle voci in entrata, per arrivare al netto da pagare al lavoratore.
Le principali, nel lavoro dipendente italiano, sono le trattenute previdenziali e le trattenute fiscali.
Tutti gli elementi della retribuzione e tutte le singole trattenute devono essere esposti separatamente nel cedolino.
Le trattenute sono relative a:
- contributi previdenziali a carico del lavoratore – Le somme trattenute sulla retribuzione per finanziare la copertura previdenziale e assistenziale, cioè pensione, malattia, maternità, disoccupazione e altre tutele; il versamento materiale all’INPS viene effettuato dal datore di lavoro, ma una quota dei contributi è a carico del lavoratore e viene quindi trattenuta in busta paga
- IRPEF, Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche – Nel rapporto di lavoro dipendente il datore agisce come sostituto d’imposta; pertanto trattiene l’imposta direttamente dalla retribuzione e la versa all’Agenzia delle Entrate per conto del lavoratore. In busta paga questa trattenuta può risultare come ritenuta IRPEF del mese, calcolata tenendo conto dell’imponibile fiscale e delle detrazioni spettanti
- addizionali regionale e comunale all’IRPEF – Sono imposte collegate all’imposta principale, dovute in relazione al domicilio fiscale
- trattenute eventuali – Conguagli fiscali risultanti dal modello 730, recuperi di somme erogate in eccesso, trattenute sindacali se autorizzate, pignoramenti, cessioni del quinto, prestiti aziendali o altre trattenute consentite dal rapporto o imposte da un titolo giuridico. Il datore di lavoro, quale sostituto d’imposta, può effettuare trattenute o rimborsi relativi a IRPEF e addizionali
In busta paga devono essere elencate anche le eventuali detrazioni, che riducono l’IRPEF lorda e, di conseguenza, incidono positivamente sul netto pagato.
Il nostro netto in busta paga corrisponde, quindi, al risultato della somma delle voci retributive cui si sottraggono contributi e imposte effettivamente dovuti, tenendo conto delle detrazioni spettanti.
Oltre alle voci dello stipendio, alle trattenute e alle eventuali detrazioni, la busta paga può contenere anche altre informazioni utili per capire meglio il documento. Per esempio, può indicare:
- il livello e la qualifica del lavoratore, cioè la posizione che occupa in azienda
- il contratto applicato
- i giorni e le ore lavorate, le ferie, i permessi, le eventuali assenze o la malattia
- gli imponibili, cioè gli importi presi come base per calcolare contributi e imposte
- i progressivi annuali, ovvero i totali accumulati dall’inizio dell’anno fino al mese cui si riferisce la busta paga
