• Marzo 9, 2026
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di Alessandra Schofield

L’agricoltura innovativa nel Nord-Ovest I dati ISTAT. Secondo quanto riferisce l’ISTAT, nel 2024 il 19,4% delle aziende agricole del Nord-Ovest ha realizzato, nei cinque anni precedenti, interventi volti a innovare la tecnica di produzione o la gestione aziendale. Si tratta di una quota inferiore a quella del Nord-Est (24,5%), ma superiore a quella del Centro (10%), del Sud (6,2%) e delle Isole (8,1%).
Tra le aziende innovatrici dell’area, l’aumento delle rese di produzione vegetale o animale riguarda il 69,9% delle realtà. Gli interventi finalizzati alla riduzione dell’erosione del suolo interessano il 32,2% delle imprese che hanno innovato, mentre gli interventi per la sicurezza alimentare e la tracciabilità della filiera riguardano meno del 40% delle aziende. Gli interventi per migliorare la gestione delle risorse idriche coinvolgono il 38,7% delle realtà innovatrici, mentre quelli per ridurre le emissioni di gas serra si collocano all’interno dell’intervallo nazionale compreso tra il 19,6% e il 26,6%.
La maggior parte delle aziende innovatrici giudica positivamente gli effetti dell’innovazione soprattutto in relazione all’ottimizzazione della produzione, alla gestione dei mezzi di produzione e alla riduzione dei costi operativi. Nel Centro-Nord l’impatto delle innovazioni sulla gestione delle risorse idriche è spesso considerato poco o per nulla rilevante.
Per finanziare l’innovazione, il 73,8% delle aziende del Nord-Ovest utilizza risparmi propri, il 41% ricorre a prestiti bancari, il 34,2% utilizza finanziamenti pubblici nazionali e il 33,9% fondi della Politica Agricola Comune.
Tra le aziende che non hanno innovato, il 61% considera gli investimenti non necessari, il 17,6% dichiara di aver innovato prima del 2020 e il 7,2% prevede di innovare in futuro. Il 23,8% indica la mancanza di risorse economiche e il 10% la carenza di competenze tecniche adeguate.
Per quanto riguarda le tecnologie riconducibili all’agricoltura 4.0, tra le aziende del Nord-Ovest che non le utilizzano il 58,1% le considera non necessarie, il 28,5% indica la mancanza di risorse economiche e il 19,1% la mancanza di competenze tecniche, mentre il 4,6% prevede di adottarle entro il 2027. Tra queste tecniche rientrano mappe da satellite o da drone, analisi del suolo, modelli fenologici, stima dei fabbisogni irrigui, strumenti per il corretto dosaggio dei prodotti fitosanitari, sistemi di automazione del ciclo produttivo delle stalle e utilizzo dello smartphone.
Nel 2024 l’8% circa delle aziende agricole italiane pratica agricoltura biologica, mentre nel Nord-Ovest la superficie agricola biologica rappresenta il 7,8% della superficie agricola utilizzata. Solo lo 0,8% delle aziende prevede la conversione al biologico nei due anni successivi. Tra le aziende biologiche del Nord-Ovest, il 72,4% indica come motivazione principale la maggiore qualità dei prodotti, il 52,1% la prospettiva di profitti più elevati, il 46,1% la crescita della domanda, il 21,4% la riduzione degli sprechi e il 12,6% la riduzione dei costi.
Per quanto riguarda la lavorazione del terreno, nel Nord-Ovest il 76,9% delle aziende utilizza lavorazioni convenzionali, l’11,8% lavorazioni conservative e l’11,3% non utilizza lavorazioni. Tra le aziende che adottano tecniche conservative, il 62,5% pratica la rotazione delle colture, il 63% la diversificazione, il 41,2% utilizza coperture organiche del terreno e il 13,8% coperture non organiche
Nel Nord-Ovest il 41,1% delle aziende ritiene molto o abbastanza importante il problema dell’erosione del suolo, una quota inferiore rispetto alle regioni meridionali. Nel 2024 il 9,8% delle aziende del Nord-Ovest ha utilizzato impianti per produrre energia da fonti rinnovabili, una quota superiore alla media nazionale del 5,2%. Tra le aziende che non utilizzano questi impianti, il 3,3% prevede di introdurli entro il 2026. Tra le aziende del Nord-Ovest che utilizzano fonti rinnovabili, il 92,9% utilizza impianti fotovoltaici, il 19,1% impianti solari termici, il 6,9% caldaie a biomasse e il 5,5% impianti a biogas con cogenerazione. Tra quelle che intendono adottarli entro il 2026, il 92% prevede impianti fotovoltaici, il 25% impianti solari termici, il 4,3% caldaie a biomasse e il 2,5% impianti a biogas.
Il 56,7% delle aziende del Nord-Ovest dichiara di avere introdotto pratiche connesse all’agricoltura circolare. 

Tra queste aziende, il 37,9% riduce l’uso di pesticidi chimici, il 36,1% riduce l’uso di fertilizzanti, il 24,1% riduce l’uso di prodotti antimicrobici, il 24,5% riduce la perdita di nutrienti nel suolo, il 22,7% reimpiega residui e scarti di produzione e l’1,9% utilizza pratiche di carbon farming (un insieme di pratiche agricole e forestali finalizzate a catturare l’anidride carbonica CO₂ dall’atmosfera e a immagazzinarla nel suolo, nella biomassa vegetale e nei prodotti legnosi, riducendo allo stesso tempo le emissioni di gas serra provenienti da allevamenti e terreni agricoli).

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