• Febbraio 16, 2026
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di Alessandra Schofield


Salute mentale e salute del cervello Che differenza c’è? Il Rapporto “Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli Italiani”, realizzato da Censis in collaborazione con Lundbeck Italia e di recentissima pubblicazione, racconta, attraverso dati e testimonianze statistiche, come viviamo e interpretiamo oggi la salute mentale e la salute del cervello, e come il disagio psicologico si stia purtroppo diffondendo nella popolazione italiana.
La ricerca si basa su due fonti principali. Da una parte vengono analizzati i dati ufficiali ISTAT e del Ministero della Salute, che permettono di descrivere l’andamento del disagio mentale e l’utilizzo dei servizi sanitari. Dall’altra parte è stata realizzata un’indagine su un campione rappresentativo di 1.000 italiani adulti, dai 18 anni in su. Le interviste si sono svolte nel mese di aprile 2025, utilizzando sia questionari telefonici sia questionari online. L’intero lavoro è stato affiancato da un board scientifico composto da esperti delle neuroscienze, della psichiatria e della neurologia.
I dati mostrano una presenza molto estesa del disagio psicologico. Nel 2023, quasi una persona su due, pari al 49,3% della popolazione, dichiara di aver sperimentato una qualche forma di disagio, dalle manifestazioni più lievi a quelle più gravi. Considerando solo il disagio grave, la quota complessiva resta intorno al 22% tra il 2019 e il 2023, ma cresce in modo evidente tra i più giovani. Nella fascia 14-17 anni, il disagio grave passa dal 13,1% al 16,0%, mentre tra i 18 e i 34 anni aumenta dal 17,5% al 19,5%. Emergono anche differenze di genere: il 25,6% delle donne dichiara un disagio grave, contro il 17,3% degli uomini.
Anche l’accesso ai servizi di salute mentale conferma questa tendenza. Nel 2023, gli utenti adulti presi in carico dai servizi territoriali e dalle strutture private accreditate sono oltre 854.000, con un aumento del 3,3% rispetto al 2019. L’incremento è però molto più marcato tra i giovani adulti: nella fascia 18-34 anni si contano circa 168.000 utenti, pari a un quinto del totale, con una crescita del 24,6%. Le diagnosi più frequenti risultano essere la depressione, che rappresenta il 21,5%, e la schizofrenia e altre psicosi funzionali, pari al 20,0%.
Per quanto riguarda i nuovi casi, nel 2023 il numero complessivo di persone che entrano per la prima volta in contatto con le strutture psichiatriche del Servizio Sanitario Nazionale diminuisce dell’11,3% rispetto al 2019. Anche in questo caso, però, i giovani fanno eccezione. Tra i 18 e i 34 anni si registrano 5.600 nuovi utenti in più, con un aumento del 9,1%, per un totale di circa 67.000 persone, che rappresentano il 26,0% di tutti i nuovi utenti.
Nel corso del 2023 si contano 573.663 accessi al Pronto Soccorso per disturbi psichiatrici, pari a circa 1.500 accessi al giorno. Rispetto al 2022 si registrano 26.186 accessi in più, e questi episodi rappresentano il 3,1% del totale degli accessi al Pronto Soccorso. Solo il 13,0% dei casi porta a un ricovero, che avviene nella maggior parte dei casi in reparti di psichiatria. Parallelamente cresce anche il ricorso ai farmaci: gli utenti trattati con antidepressivi passano da 126,4 ogni 1.000 abitanti adulti nel 2019 a 132,0 ogni 1.000 nel 2023, insieme all’uso di antipsicotici e litio.
L’indagine mette in luce anche come gli Italiani distinguano tra salute mentale e salute del cervello. Il 62,8% degli intervistati ritiene che le due dimensioni non coincidano, mentre il 23,2% le considera la stessa cosa e il 14,0% non esprime un’opinione. Quando viene chiesto di associare le malattie, i tumori del cervello sono indicati dal 42,8% e le demenze dal 40,7% come malattie del cervello. La depressione, invece, è indicata dal 52,0% come problema di salute mentale, seguita da paranoia e manie con il 34,5%.
Tra le paure più diffuse, l’Alzheimer è indicato dal 49,5% del campione come la malattia del cervello più temuta, seguito dai tumori del cervello con il 32,7%. La depressione è considerata il problema di salute mentale e del cervello che fa più paura dal 24,1% degli intervistati. Sul piano dell’informazione, il 62,7% si dichiara molto o abbastanza informato sulla salute mentale, mentre la quota scende al 52,2% per la salute del cervello; i “molto informati” restano comunque sotto il 10%.
Le fonti di informazione risultano distribuite tra canali diversi. Il 30,0% utilizza solo fonti non professionali, il 24,1% solo fonti professionali, mentre il 45,9% combina entrambe. La prevenzione è considerata importante dalla grande maggioranza degli intervistati: il 90,3% ritiene utile intervenire in modo precoce, contro il 9,7% che preferisce intervenire solo in presenza di un problema conclamato. Tra i fattori ritenuti più importanti per la salute mentale e del cervello emergono gli stili di vita sani (64,5%), le relazioni familiari e sociali positive (52,2%) e l’equilibrio tra lavoro e vita privata (39,3%).
Il giudizio sull’efficacia del Servizio Sanitario Nazionale è più critico. Solo circa un terzo del campione ritiene adeguata la prevenzione, mentre circa il 40% la considera insufficiente per tutte le malattie del cervello. La quota di giudizi negativi sale al 49,5% per i disturbi psichiatrici. Anche l’efficacia complessiva del sistema sanitario viene valutata negativamente dal 57% per le malattie neurologiche e del neurosviluppo e dal 65,6% per i disturbi psichiatrici.
Infine, il rapporto evidenzia che il 74,1% degli intervistati ha avuto esperienze dirette o indirette con problemi di salute mentale. Tra coloro che hanno vissuto un’esperienza personale, il 59,0% segnala il ricorso a servizi privati a pagamento. Nonostante ciò, l’82,0% dichiara che si rivolgerebbe o si è già rivolto a un professionista della salute mentale; tra chi lo ha fatto, il 43,3% giudica l’intervento molto utile e il 41,7% abbastanza utile.

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