• Giugno 29, 2026
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di Alessandra Schofield

Competenze digitali disomogenee fra gli Italiani L’indagine ISTAT. L’Istat ha misurato le competenze digitali degli Italiani attraverso un indicatore composito costruito su cinque domini del Digital Competence Framework 2.0: alfabetizzazione all’informazione e ai dati, comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti digitali, sicurezza e risoluzione dei problemi. Nel 2025, tra le persone tra 16 e 74 anni, poco più della metà possiede competenze digitali almeno di base. Il dato è in crescita significativa rispetto al 2023, ma resta distante dall’obiettivo europeo del Decennio Digitale 2030, che punta a coinvolgere la larga maggioranza dei cittadini. Inoltre, il valore italiano rimane inferiore alla media europea. Il documento sottolinea però la rilevanza del miglioramento registrato in Italia: l’incremento è quasi doppio rispetto a quello medio dell’Ue27.
Le competenze digitali restano fortemente condizionate dall’età e dal livello di istruzione. Tra i 20-24enni che hanno usato Internet negli ultimi tre mesi dello scorso anno, la quota di chi possiede competenze digitali almeno di base è nettamente maggioritaria; scende progressivamente tra i 45-54enni, si riduce ulteriormente tra i 55-59enni e i 60-64enni, fino a diventare decisamente più contenuta tra i 65-74enni. Anche il titolo di studio produce divari molto marcati: tra le persone di 25-54 anni con istruzione terziaria, la grande maggioranza raggiunge almeno il livello di base, con un valore in linea con la media europea; tra chi ha un basso titolo di studio, invece, la quota si riduce a circa un terzo. Incide anche la condizione occupazionale: gli occupati presentano livelli sensibilmente più elevati rispetto alle persone in cerca di lavoro, mentre tra le diverse posizioni professionali gli operai registrano i livelli più bassi, con una distanza molto ampia rispetto a direttivi, quadri e impiegati.
L’analisi dei cinque domini consente di osservare non solo la diffusione complessiva delle competenze digitali, ma anche le aree in cui esse risultano più solide o più deboli. Il dominio più forte è comunicazione e collaborazione: tra le persone tra 16 e 74 anni che hanno usato Internet negli ultimi tre mesi, una quota molto ampia dichiara competenze avanzate in quest’area. Seguono alfabetizzazione all’informazione e ai dati, sicurezza e risoluzione dei problemi, con livelli via via più contenuti. Il punto più fragile è invece la creazione di contenuti digitali, ambito nel quale si registra la quota più alta di persone prive di competenze.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa è stato rilevato per la prima volta nel 2025. L’indagine mira a misurare l’uso consapevole e intenzionale di strumenti capaci di generare contenuti come testi, immagini, codice di programmazione, video, audio o musica. Nel confronto europeo, il dato italiano appare basso: tra le persone di 16-74 anni, l’utilizzo degli strumenti di IA riguarda circa un quinto della popolazione, a fronte di una media europea sensibilmente più alta. L’Italia si colloca così al penultimo posto nella graduatoria dell’Unione, davanti soltanto alla Romania. Considerando invece l’intera popolazione di 14 anni e più, dato non confrontabile a livello europeo, la quota italiana di utilizzatori risulta ancora più contenuta.
La fruizione dell’intelligenza artificiale è molto più diffusa tra i giovani. Tra i 14-19enni riguarda oltre la metà della popolazione, mentre tra i 20-24enni coinvolge una quota comunque molto rilevante. Nel complesso, gli uomini utilizzano strumenti di IA più delle donne, ma questa differenza non si riscontra tra i più giovani: nella fascia 14-19 anni sono infatti le ragazze a registrare una quota più alta rispetto ai coetanei maschi. Solo dai 25 anni in poi il divario cambia direzione e diventa favorevole agli uomini. Anche per l’IA il titolo di studio è determinante: tra le persone di 25 anni e più, la quota di utilizzatori è molto più elevata tra chi ha un titolo alto, si riduce tra i diplomati e diventa residuale tra chi ha al massimo la licenza media. Dal punto di vista territoriale, l’uso è più diffuso al Nord e al Centro rispetto al Mezzogiorno.
Tra chi non ha usato questi strumenti, la motivazione più frequente è non averne avuto necessità; una quota più contenuta afferma di non saperli usare; quote decisamente minori segnalano preoccupazioni relative alla sicurezza o alla protezione dei dati personali, oppure dichiarano di non essere state a conoscenza dell’esistenza di tali strumenti.

Il commercio elettronico riguarda soprattutto le merci, e in particolare prodotti come abbigliamento, articoli per la casa, cosmetici, libri, dispositivi elettronici, prodotti alimentari o pasti. Seguono gli abbonamenti a piattaforme di streaming per film, serie TV ed eventi sportivi; i servizi di trasporto da agenzie o imprese; i biglietti per eventi sportivi, concerti, cinema, fiere e altri eventi culturali; gli abbonamenti Internet e le connessioni di telefonia mobile; la musica in streaming a pagamento; l’affitto online di alloggi da agenzie di viaggio, alberghi e simili; e, con una diffusione più contenuta, i giochi online, compresi aggiornamenti e oggetti virtuali.
Si tratta di una pratica in crescita, che presenta anche alcune criticità. Tra gli individui che hanno effettuato acquisti online nell’ultimo trimestre 2025, una quota consistente riferisce di aver riscontrato almeno un problema. Le difficoltà più frequenti riguardano il mancato rispetto dei tempi di consegna; seguono consegne mancanti o errate, merci difettose, difficoltà nell’inoltrare reclami o nel ricevere risposte soddisfacenti, e problemi nel reperire informazioni sulle garanzie o su altri diritti giuridici.

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