di Alessandra Schofield
Avere una connessione non è più solo questione di svago Significa maggiore accessibilità ai servizi anche PA. È interessante notare come la connessione al web sia sempre più importante anche in termini di fruizione del servizio pubblico.
Nel complesso, in Italia si è di fronte ad un quadro di avanzamento digitale, ma non di piena omogeneità. Registriamo progressi nell’accesso a Internet, nell’uso della rete da parte degli anziani, nelle competenze digitali, nell’e-commerce, nei servizi digitali della PA e nell’identità digitale. Tuttavia, quasi ogni indicatore continua a mostrare divari tra giovani e anziani, tra persone con alta e bassa istruzione, tra occupati e non occupati, tra professioni qualificate e operai, tra Centro-Nord e Mezzogiorno e, in alcuni casi, tra uomini e donne.
Nel 2025, secondo quanto ha riscontrato l’ISTAT, tra le persone di 14 anni e più che hanno usato Internet negli ultimi dodici mesi, una quota rilevante ha visitato siti della Pubblica Amministrazione per accedere a informazioni personali relativa a pensione, salute o sanzioni amministrative, in crescita rispetto al 2024. Un numero analogo di utenti ha cercato informazioni su servizi, benefici, diritti, leggi o orari di apertura; poco meno ha usato siti o app della PA per prenotare appuntamenti, ad esempio presso ambulatori, biblioteche o uffici pubblici; una parte significativa ha scaricato o stampato moduli ufficiali, mentre in misura minore sono stati utilizzati banche dati o registri pubblici.
Inoltre, sono stati richiesti online certificati o documenti, come certificati di nascita, residenza o carta d’identità, mentre quote più contenute hanno effettuato l’iscrizione a scuola o all’università, richiesto prestazioni di previdenza sociale, come pensione o assegno unico, oppure compilato, modificato o approvato la dichiarazione dei redditi tramite siti web o app. In questo particolare ambito sono più propense a usare i servizi digitali le persone tra i 35 e i 44 anni e quelle residenti nel Centro-Nord. Anche nella digitalizzazione della PA, quindi, l’indagine rileva una crescita dell’utilizzo, ma conferma differenze sociali e territoriali. Tra la popolazione tra 16 e 74 anni che ha usato Internet negli ultimi dodici mesi, poco più della metà ha utilizzato SPID o CIE per accedere a servizi online della Pubblica Amministrazione, di gestori di servizi pubblici o anche di aziende, imprese e organizzazioni non profit, registrando un dato leggermente superiore alla media europea. Estendendo l’analisi ai quindicenni e oltre, poiché in Italia lo SPID viene rilasciato a partire dai 15 anni, l’utilizzo dell’identità digitale nei dodici mesi precedenti riguarda poco meno della metà della popolazione, con un incremento rispetto al 2023. L’identità digitale risulta particolarmente diffusa nelle classi centrali di età, soprattutto tra 25 e 44 anni, dove coinvolge oltre sei persone su dieci.
Ma anche l’uso di SPID e CIE presenta divari significativi. Fino si 45-54 anni sono le donne a ricorrere maggiormente all’identità digitale per accedere ai servizi della PA o delle aziende; dai 55 anni in poi l’uso diventa invece più diffuso tra gli uomini, con uno scarto particolarmente marcato nella classe di età 75 e più. Il divario territoriale è molto evidente: nel Nord l’utilizzo dell’identità digitale è nettamente più diffuso rispetto al Mezzogiorno. I valori più elevati si registrano in Emilia-Romagna, nella Provincia autonoma di Trento e in Lombardia, mentre quelli più bassi riguardano Sicilia, Molise e Calabria. Le differenze emergono anche per condizione professionale e titolo di studio: l’uso di SPID o CIE è molto più frequente tra gli occupati che tra chi cerca lavoro; tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti è nettamente più diffuso che tra gli operai; tra le persone di 25 anni e più con titolo elevato raggiunge livelli molto alti, mentre si riduce tra i diplomati e diventa molto più contenuto tra chi ha un basso titolo di studio.
L’impiego più frequente dell’identità digitale riguarda l’accesso ai servizi online forniti dalla PA o da gestori di servizi pubblici nazionali. Seguono, con una diffusione più contenuta, l’accesso a servizi forniti da aziende, imprese o organizzazioni non profit e, in misura molto più limitata, l’accesso a servizi forniti da gestori di servizi pubblici esteri. Tra coloro che non hanno mai usato l’identità digitale nei dodici mesi precedenti, la motivazione più ricorrente è non averne avuto bisogno; una quota minore dichiara invece di non possedere né SPID né CIE, pur conoscendone l’esistenza.
